Colapesce Egomostro

COLAPESCE – EGOMOSTRO (42 Records – 2015)

Colapesce Egomostro

di Fausto Meirana

Colapesce, nome d’arte di Lorenzo Urciullo, irrompe sulle scene nel 2012 con il disco d’esordio Un Meraviglioso Declino (da avere, se interessati, nella definitiva edizione deluxe); in quel lavoro si sposavano le due anime dell’artista: il rispetto verso la tradizione cantautoriale italiana, anche quella più classica, e l’orecchio disinvoltamente sintonizzato sulle più recenti proposte pop-folk d’oltreoceano. Nessuna connessione, o quasi, con i cantautori italiani tutti d’un pezzo né, per fortuna, con i rocker nazionali come Vasco o il Liga, visto che le influenze compositive e le caratteristiche vocali del cantautore siciliano lo collocano piuttosto tra il Lucio Battisti di Anima Latina (o quello della collaborazione con Pasquale Panella) e il Battiato più autoriale e meno mistico; ma la percentuale di originalità viaggia alta, anche se a Colapesce piace omaggiare chiunque lo abbia ispirato, da Herbert Pagani ad Antonello Venditti, da Michael Jackson agli 883, tributi eccellenti che troviamo puntualmente raccolti nella deluxe di cui sopra, assieme ad altri. Questo secondo disco, molto atteso, ha il pregio di ripartire da suoni nuovi, con meno chitarre acustiche e più elettronica, a tratti anche blandamente danzereccia, rivelando nei testi, oltre che nelle interviste, la passione per gruppi come i Talk Talk e i Talking Heads. Di contro, nel coacervo elettroacustico di tastiere e aggeggi vari, talvolta si perde il raffinato giocare con le parole, così caratterizzante nella scrittura del cantautore, la cui vocalità sussurrata a volte deve essere confortata dalla lettura dei testi, giustamente inclusi nel libretto. La forma concept di Egomostro, con un brano che funge da intro e uno da congedo, racchiude storie minime, d’amore e di esistenza, con l’inaspettata eccezione dell’ invettiva ‘politica’ di Maledetti Italiani, triste ma ormai consolidata riflessione sullo stato della nazione. Considerato che Egomostro segue un debutto di rara intensità, il secondo disco di Colapesce non delude affatto e ne conferma il coerente percorso creativo, a costo di correre anche qualche rischio come infilare nei testi, oltre ai già citati Talk Talk, parole inusuali come ‘Skype’, ‘la Biennale’ e ‘Brezsny’ (il noto curatore del bizzarro oroscopo di Internazionale)…

8.2/10

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Colapesce – L’altra guancia

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