COMUS – OUT OF THE COMA (Coptic Cat – 2012)

di Antonio Vivaldi

Nel 1971 i Comus incisero First Utterance, unanimemente ritenuto (dai pochi che si occupano dell’argomento) il capolavoro del cosiddetto acid folk. A dispetto di un’aria da tipi alternativi tutti pace e amore, i sei infilarono un’incredibile sequenza di canzoni truci e ossessive (ma anche bene articolate) che parlavano di torture, stupri, stalking e manicomi. A questo punto dev’essere accaduto qualcosa di strano. Nel vedersi rubare il lavoro da un gruppo di hippies, le forze del male decisero di vendicarsi e il resto della storia fu triste: recensioni malevole a dispetto di una qualità sonora indiscutibile, un nuovo disco scritto e mai terminato, abbandoni e rimpasti nella formazione, uno scialbo lp per la nuova etichetta di uno stregone biondo e barbuto (Richard Branson) che prometteva fama e celebrità illusorie e infine il silenzio. Passarono decenni, secoli e millenni e verso l’anno 2008 i tagli in organico delle forze del male (la crisi tocca tutti…) consentirono ai Comus di liberarsi dall’incantesimo, cominciare a suonare del vivo e incidere nella primavera del 2012 un ep dal titolo significativo: Out Of The Coma. L’incantesimo di cui erano rimasti vittima deve averli immobilizzati nel tempo, visto che i Comus di oggi sono assolutamente identici a quelli del 1971, vale a dire acidi, inquietanti e piuttosto emozionanti. In particolare il pezzo che intitola il lavoro  potrebbe far morire d’invidia tutti i giovani folkies di cui nel frattempo il mondo musicale si è popolato. Ai tre pezzi nuovi viene unito un frammento della ‘Maalgard Suite’ che avrebbe dovuto formare il vero secondo album dei Comus. Registrato piuttosto male durante un concerto, suona interessante e abbastanza progressive. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché le forze del male non se la sono presa con gli Yes invece che con i Comus?

7,5/10

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