BowieNothingHasChanged

DAVID BOWIE – NOTHING HAS CHANGED (Parlophone/Columbia – antologia 2014)

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di Marina Montesano

E’ apparsa in differenti versioni, questa raccolta di canzoni di David Bowie; fra le quali scegliamo di parlare di quella più completa in tre cd. Inutile dire che non si tratta di una vera e propria recensione della musica che vi è contenuta, che non avrebbe molto senso, ma è piuttosto una riflessione su come e perché è stata assemblata. Intanto, non è un Best Of o un Greatest Hits: altrimenti non si spiegherebbe l’inclusione di Blue Jean e l’assenza di Station To Station. E’ invece una rassegna che prende in considerazione l’intera carriera di Bowie, dagli esordi alla più stretta attualità, ma al contrario: perché, prima sorpresa, l’ordine è quello inverso. Una scelta insolita e originale, ma al contempo comprensibile: come per la memoria, si procede dal più al meno recente. Così si comincia con Sue (Or In A Season Of Crime), nuovissima canzone eseguita con una orchestra jazz, molto free nella forma e assai diversa dal rock potente (che preferiamo) del grande The Next Day. Che arriva subito dopo con Where Are We Now, The Stars (Are Out Tonight) e il remix di Love Is Lost eseguito da James Murphy: chissà se sono queste le canzoni preferite da Bowie; comunque niente da dire, continuano a suonare benissimo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=_IHh1gZGo-4
httpv://www.youtube.com/watch?v=Nzb7ZD7vTik

Si passa poi alla fase primi anni Zero, e dunque l’ottimo Heathen (2002), il meno riuscito (ma a tratti bello) Reality (2003) e soprattutto le canzoni del disco mai uscito, Toy, rivisitazione del passato anni Sessanta di Bowie; che è bene non sia mai uscito non perché le canzoni non sono valide (qui abbiamo Your Turn To Drive e Let Me Sleep Beside You), ma perché questi esercizi di nostalgia sono quanto di più anti-Bowie si possa immaginare. Magari sarebbe simpatico averlo un giorno per intero non solo in bootleg, ma all’interno di qualche retrospettiva più completa rispetto a Nothing Has Changed. Discorso diverso per la lenta e intensa Shadow Man, che è invece la riscrittura di un brano del 1971 ca. mai finito: da sola vale l’acquisto del disco. Si continua all’indietro negli anni Novanta: mai stata entusiasta del sobrio Hours…, ma Seven e Survive, qui in versione remix, sono delle buone canzoni. Mentre il finale con i brani tratti dai sottovalutati Earthling e Outside è strepitoso: soprattutto Hallo Spaceboy con i Pet Shop Boys, che ci ricorda con qualche nostalgia l’apparizione ai Brit Awards ’96 con Bowie in tacchi a spillo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=yfrqK_uVDok

E siamo a un secondo disco con molti alti e bassi, visto che il periodo va dai primi Novanta alla fine dei Settanta. Alcune belle canzoni che forse non tutti ricordano sono quelle tratte da diverse colonne sonore: Buddha Of Suburbia e This Is Not America, mentre l’ultramelodica Absolute Beginners difficilmente sarà stata dimenticata. Se China Girl, Modern Love e Let’s Dance ribadiscono chiaramente perché quel disco fu un successo planetario, i difficili anni/dischi successivi sono rappresentati fortunatamente da poche canzoni, fra cui, ahimé, Loving The Alien: una fra i rari momenti ‘impegnati’ di Bowie (per fortuna), con riferimenti al conflitto israelo-palestinese e ovviamente alle crociate; fa rimpiangere quando cantava di alligatori e uccelli scimmia rosa, e sta lì fra le canzoni-il-cui testo-non-avrei-mai-voluto-ascoltare insieme a Imagine e The Wall. Si finisce però in bellezza con il trionfo di fine anni Settanta, compresso in soli otto brani.

httpv://www.youtube.com/watch?v=XdstXAc-5_4

Il terzo disco è ovviamente l’esaltazione della metà degli anni Settanta e dintorni, da lasciare senza fiato, al punto che è inutile commentare (Moonage Daydream, Life On Mars, The Man Who Sold The World). Mentre è il caso di notare lo spazio inaspettatamente ampio riservato agli esordi, inclusi quelli in cui si chiamava ancora Davy Jones. Ci vuol forse dire che sapeva già scrivere belle canzoni da piccolo quando nessuno se lo filava? E’ vero ma ormai lo sanno tutti, come dimostra la ripresa di In The Heat Of The Morning dei Last Shadow Puppets.

httpv://www.youtube.com/watch?v=A2XUN8_7-yg
httpv://www.youtube.com/watch?v=GCK09PwOQMc

Per concludere, è inutile speculare troppo sul perché di questa uscita: sono raccolte che hanno in primo luogo una ragione commerciale. Detto questo, l’ascolto d’un fiato o quasi dei tre cd risulta divertente e a tratti esilarante anche per quelli che possiedono già tutti i dischi. E ovviamente mette voglia di ascoltarli per l’ennesima volta.

9/10

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