Florence How big

FLORENCE + THE MACHINE – HOW BIG, HOW BLUE, HOW BEAUTIFUL (Island Records – 2015)

Florence How big

di Mariangela Macocco

La pubblicazione di How Big, How Blue, How Beautiful segna il ritorno sulle scene di Florence Welch, meglio conosciuta con il nome Florence + The Machine,  a quattro anni di distanza da Ceremonials. L’album (11 tracce + 5 bonus  tracks nell’edizione deluxe), svelato in anteprima a Londra in occasione di uno show privato lo scorso 9 febbraio, è, sotto molti punti di vista una conferma del talento e delle capacità espressive di Florence. Allo stesso modo è anche una conferma di quelli che possono essere considerati  i suoi punti deboli. Ad ogni buon conto il risultato finale è decisamente gradevole: una piacevole immersione in sonorità art-pop, quasi fossimo dinanzi ai Fleetwood Mac in chiave anni 2000 e, in qualche momento, si ha come l’impressione di sentire evocati i Cock Robin. Ma veniamo alle 11 tracce. Il titolo di apertura, Ship To Wreck, è un po’ debole. Il ritmo, troppo accelerato, patisce un ritornello a tratti molto ripetitivo. La seconda traccia, What Kind Of Man, ma soprattutto la terza ed eponima, How Big, How Blue, How Beautiful, sollevano decisamente le sorti dell’intero lavoro. Entrambe hanno il pregio di sottolineare le doti assieme teatrali e canore di Florence. Si tratta di pezzi ben costruiti, What Kind Of A Man attorno a una strofa di chitarra che fa da contrappunto alla voce di Florence, How Big, How Blue, How Beautiful invece assomiglia a una lunga cavalcata che sembra esitare a terminare. Le tracce più interessanti dell’album sono anche quelle più intime e dalle sonorità più delicate: St. Jude (il santo delle cause perse), Long & Lost, Various Storms and Saints sono brani estremamente semplici dal punto di vista musicale,  la voce di Florence brilla sullo sfondo di una musica che a tratti si limita alla sola chitarra, sottolineata da testi mai banali,  testimonianza a volte fin troppo esasperata di un vissuto più che complicato. Queen Of Peace, Caught e Third Eye, così come la conclusiva Mother sono ben più elaborate, a volte un po’ troppo pop d’antan e mi sembra sia questo il limite di un lavoro a tratti eccellente. Un album comunque atteso e da ascoltare con grande interesse.

7,5/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=xEMSJf723BI

St Jude

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