Channel ORANGE

FRANK OCEAN – CHANNEL ORANGE (Def Jam – 2012)

Channel ORANGE

di Marina Montesano

Noto all’inizio del 2012 come parte del collettivo Odd Future, come autore di una promettente mixtape (Nostalgia Ultra), come collaboratore e compositore per diverse popstar, Frank Ocean rischia di finirlo come l’autore del disco più nuovo, sbalorditivo e maturo che ci sia capitato di ascoltare; un parere condiviso peraltro da un’ampia fetta di critica musicale. Channel Orange rappresenta infatti una pietra miliare per l’R&B contemporaneo, rinnovando il genere dall’interno come forse aveva fatto, forse per ultimo, Prince negli anni Ottanta. Nonostante il disco si collochi nell’ambito hip-hop, i featuring rap sono soltanto due e si devono a Earl Sweatshirt e Andre 3000 (quest’ultimo nella magnifica Pink Matter, con i suoi ultimi versi a rendere omaggio al genio del giovane Ocean); ma allo stesso tempo Channel Orange sfugge agli eccessi zuccherini di molto R&B recente, merito anche della voce di Frank Ocean, più votata all’interpretazione che al virtuosismo fine a se stesso. Gli oltre 10 minuti di Pyramids sono un trionfo, la torch song Bad Religion offre un momento di vera commozione, Lost e Crack Rock sono i brani più pop – nonostante gli argomenti affrontati siano tutt’altro che lievi. Proprio i testi meritano una nota conclusiva, perché Ocean ha doti di narratore, sia che parli della Black Beverly Hills di Los Angeles (Sweet Life e Super Rich Kids), sia che racconti le devastazioni del crack (le già citate Lost e Crack Rock). Persino i testi di Pyramids, che tracciano l’odissea delle donne africane da un’immaginifica terra d’origine agli States, potrebbero sfociare facilmente nel ridicolo se non fossero sostenuti da una cura dei dettagli narrativi, oltre che ovviamente dalla musica, molto al di sopra del comune. Insomma un disco ricco e completo, del quale crediamo si parlerà ancora a lungo, così come del suo autore.

9,5/10

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