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IGGY AND THE STOOGES – READY TO DIE (Fat Possum – 2013)

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di Elena Colombo

Il nuovo album di Iggy con gli Stooges s’intitola ReadyToDie, il che fa subito venire in mente un celebre motto del repertorio rock d’autore: “Too old for rock & roll, too young to die!”, come dicevano i Jetrho Tull. E, in effetti, questa sembra essere la vera resurrezione dopo il flop di Weirdness (2007), ma la rabbia autentica che animava capolavori come RawPower o FunHouse è ormai lontana e, con la morte del chitarrista Ron Asheton, si può tutt’al più intravedere un ritorno del progetto condiviso con James Williamson, tinto delle incursioni di Mike Watts tra hardcore e jazz. Le undici tracce condensano l’esperienza musicale dell’Iguana che, filtrando la ruvidezza del punk attraverso gli ammiccamenti del glam, aveva dato vita al garage, influenzando una serie infinita di gruppi successivi. Nello sprint delle prime quattro canzoni, si sentono le radici dalle quali hanno attinto i maestri di oggi – dai Chesterfield Kings ai Lord Of Altamont passando per i Mudhoney – mentre, rimontando all’indietro nella discografia della band, il paragone più prossimo potrebbe essere tracciato con KillCity del 1975. Ma nel presente c’è qualcosa che toglie forza e convinzione all’intera struttura, spezzandola: le “ballads” sono deboli, troppo emulative dello stile chansonnier à la Leonard Cohen per essere credibili – qualcuno ricorda la voce profonda di Tom Morello nei Nightwatchman (non molto convincente, a dir la verità) o le introspezioni malinconiche di Mark Lanegan? Sono residui  della noia di Avenue B (1999), però si tratta solo di brevi segni d’interpunzione nel discorso complessivo: Unfriendly Worldè una parentesi per prendere un po’ di fiato prima di rituffarsi nella mischia e riabbracciare momenti coinvolgenti, mentre TheDeparted chiude il disco come un punto sfumato. Nel mezzo c’è la piccola gemma di BeatThatGuy che, se non spicca per originalità compositiva, sfoggia una melodia grezza, discendente diretta della memorabile IWannaBeYourDog (1969), mille volte coverizzata. Il rettile tenta quindi di evolversi senza mostrare che ha cambiato pelle e l’operazione riesce solo in parte perché, scavandosi una nicchia, lascia un retrogusto nostalgico nei fan della prima ora, ma (per fortuna?) non raggiunge il pubblico giovane, sempre assetato di hit usa e getta. 

6,2/10

 

 

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httpv://www.youtube.com/watch?v=RDGG2k3tbIw

 

Iggy And The Stooges – Burn

 

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