Joan Baez 75 CD cover

JOAN BAEZ – 75TH BIRTHDAY CELEBRATION (Razor & Tie – 2016)

Joan Baez 75 CD cover

Il 75° compleanno della regina del folk americano non comunica, per fortuna, troppa nostalgia

di Antonio Vivaldi

Questo  concerto (2 CD, DVD, CD + DVD) per i 75 anni di Joan Baez dice soprattutto una cosa: invecchiare non è poi così spiacevole. Addiittura, nel caso di Baez la terza età (anzi, seconda e mezzo per i canoni odierni) sembra per diverse ragioni un toccasana: la voce è più scura e, per necessità o per scelta, evita i vibratoni, i gorgheggi, trilli e il pathos simil-mistico che la rendeva sovente stucchevole. Nelle interpretazioni così come nella gestualità c’è ora una sobrietà elegante e rilassata; lo stesso vale per la presentazione degli amici famosi (“serious legendary department”) che in molti casi sono, percepibilmente, prima amici e poi famosi. La sensazione complessiva è dunque quella di affabilità, anche se si tratta di un’affabilità ricca di contenuti: canzone dopo canzone si delinea un percorso ‘sociale’ degli ultimi 50 anni di musica e di storia che rivendica una propria autorevolezza progressista (ormai più ‘liberal’ che radicale – niente Prison Trilogy o Here’s To You nel repertorio) senza peraltro dare troppe istruzioni per il futuro. Qualcosa però si può intuire e non è piacevole: ci saranno sempre migranti (Deportees di Woody Guthrie), ci saranno sempre disastri ambientali (Before The Deluge di Jackson Browne), ci saranno sempre posti dove “il destino fa andare me oppure te” (There But For Fortune di Phil Ochs). Insomma folk eternato ma (purtroppo) attuale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=FwwzF_RiAD8

The Boxer

Detto che c’è un po’ d’ingessatura nel pubblico alto-borghese, leftie e attempato e che l’ospite più giovane è il quarantaduenne Damien Rice, non si respira comunque nel corso dell’evento un’atmosfera troppo nostalgica e non ci si piange troppo addosso (giusto un pochino) sulle bellezze del passato e le tristezze del presente. Tutti se la cavano piuttosto bene all’interno della serena cornice acustica, da Judy Collins a Jackson Browne, da Richard Thompson a Paul Simon fino all’esplosiva Mavis Staples (l’unica nera in scena dà il bianco, come si dice). Buffo a dirsi la presenza più ieratica è quella del grande assente, Bob Dylan  di cui vengono interpretati tre pezzi, la poco nota Seven Curses, la classica Don’t Think Twice e l’inevitabile Forever Young a chiudere la serata con Baez che si accomiata dal pubblico dicendo “ci vediamo fra cinque anni”. E suona credibile.    

7,5/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=jvn_QhJyS9g

 

 

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