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Recensione: Kanye West – Yeezus

Kanye West- Yeezus.

Kanye West - Yeezus | Recensione

Def Jam -2013

Difficile trovare qualcuno, nell’hip-hop come nel rock degli ultimi dieci anni, che abbia una carriera interessante come quella di Kanye West. Prima produttore, nel 2004 entra direttamente sulla scena con College Drop-Out, uno degli esordi migliori nella storia del rap. Poi continua a cementare il suo successo con due dischi mainstream come Late Registration e Graduation, fino a quando nel 2009 svolta con il minimalista e intimista 808’s Heartbreak. A molti non piace, ma è evidente che Kanye è stanco di essere uno tra i migliori: vuole molto di più.

Nel 2010 My Beautiful Dark Twisted Fantasy ci dà esattamente ciò che il titolo promette: un disco oscuro e magniloquente al tempo stesso, in grado di ampliare i confini tradizionali dell’hip-hop come pochi hanno fatto; forse solo nell’undergronund. Ma Kanye è un rapper di successo, sebbene questo disco, incensato quasi unanimemente dalla critica, abbia venduto leggermente meno degli altri. Nel frattempo, non c’è solo la musica: ci sono l’unione con la starlette Kim Kardashian, i tweets e le uscite pubbliche che fanno infuriare tutti, l’immancabile linea di abiti. E poi Watch The Throne con Jay-Z e un tour trionfale della coppia.

Yeezus segna un netto cambio di stile

Cos’altro inventarsi per continuare una carriera così? Sarebbe un problema per molti, non per Kanye West, che con Yeezus cambia nuovamente stile e, diciamolo subito, centra in pieno l’obiettivo con un disco eccellente quanto sorprendente. Messi da parte gli arrangiamenti grandiosi di My Beautiful Dark Twisted Fantasy, Kanye dà vita a 40 minuti di musica molto più minimalista (per centrare l’obiettivo si è affidato a Rick Rubin; può darsi che la scelta per la copertina rientri in questo piano), ma in modo totalmente differente da quanto aveva fatto con 808’s Heartbreak. Niente intimismo, qui; piuttusto il rap che si scontra (è il termine esatto) con l’industrial e l’electro: il tutto in un contesto che resta nei margini del pop, rivoluzionandolo dall’interno.

Molti dei brani si giovano, oltre che della sua produzione, di quella dei Daft Punk – e si sente; gli ospiti non mancano, incluso l’ormai ‘fedele’ Bon Iver che presta la voce in un paio di brani, oppure Frank Ocean che fornisce la splendida coda soul di New Slaves, uno dei brani centrali del disco. I samples sono usati in modo magnifico: da quelli di brani semi-sconosciuti (e ce ne sono moltissimi) alla Strange Fruit versione Nina Simone (su Blood On The Leaves), utilizzata per punteggiare la ritmica, un deciso progresso rispetto al sample di A Change Is Gonna Come nella Never Change di Watch The Throne.

Un disco che non piacerà a tutti, ma di questo Kanye West non si cura

Non è un disco che piacerà a tutti: i tradizionalisti dell’hip-hop, che sono tanti come quelli nel rock, già ne discutono online l’eresia; per non dire dei testi estremi nel mescolare vicende personali e critica sociale: anche quelli già suscitano polemiche. Ma Kanye West così è: spocchioso, irritante (intitolare I Am A God un altro dei momenti centrali di Yeezus la dice lunga in proposito), eccessivo, provocatorio, geniale. Ha cioè, piaccia o no, tutti gli elementi della perfetta rock (o rap) star. Lo dice lui stesso in New Slaves: “There are leaders and there are followers / but I’d rather be a dick than a swallower”. Per quelli che non gradiscono i sapori forti, ci sono sempre i Coldplay con cui consolarsi.

Kanye West | Yeezus
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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