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KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD – I’M IN YOUR MIND FUZZ (Heavenly Recordings – 2014)

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di Antonio Vivaldi

La mini-suite iniziale è favolosa nella sua concettualità fuori di zucca: una serie di variazioni sul tema della mente ‘posseduta’ in un travolgente tripudio di riverberi, svise chitarristiche a 100 all’ora, reminiscenze di  Hawkwind e Groundhougs, scale orientali, armonica debordante, voce che fa capolino qua e là tipo spiritello malevolo e anche parecchia autoironia.  Ecco dunque che King Gizzard & The Lizard Wizard fanno subito dimenticare il nome scemotto e ricordano invece due cose: 1) che gli australiani, soprattutto quelli di Melbourne (da lì proviene la band), danno artisticamente il meglio di sé nella disfunzionalità (vera od ostentata poco importa); 2) che  negli ultimi anni, un po’ ovunque nel mondo,  sono spuntati come funghi (sì, la battuta è modesta) tantissimi gruppi in grado di produrre musica psych certamente legata al passato 1967-1974, ma anche molto coinvolgente, dai Tame Impala ai Pond, dai Temples ai Vibravoid.  Dopo un inizio tanto fantasmagorico, il quinto album (primo per la Heavenly) della formazione perde quota solo di poco, andando a posizionarsi in un contesto più vellutato, con flauti prog e un paio di ballate che rappresentano i momenti più strutturati del lavoro pur portando, chissà perché, la parola “Jam” nel titolo. Ora resterebbe solo da cambiare il nome; per uno ancora più scemo, s’intende.

7,7/10

 

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King Gizzard & The Lizard Wizard – Cellophane

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