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Recensione: Lisa Hannigan – At Swim

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Dal suo ex-compagno di vita ed arte, Damien Rice, Lisa Hannigan ha imparato a gestire con oculatezza le uscite, dilatandole nel tempo.

Solo tre album nella sua carriera

Solo tre album, quindi, in otto anni: l’acerbo ma già convincente  Sea Sew,  del 2008, primo disco dopo la brusca rottura con il cantautore irlandese; nel 2011 la replica con Passenger, disco di buon successo, però più facile o come si diceva, commerciale, probabilmente a causa della produzione un po’ ruffiana del cantautore americano Joe Henry.

Nei cinque anni successivi  la più importante apparizione  di un suo brano è stata la bella versione del traditional Danny Boy all’interno di  Fargo, la serie TV,  a sottolineare un momento molto intenso della trama.

Il disco della svolta

Finalmente, con il consistente aiuto di Aaron Dessner dei National, la Hannigan firma ora, con At Swim, il suo miglior disco, e, anche se nella foto di copertina la cantautrice sembra accennare un sorriso, inchiodandoci davanti al monitor, si tratta di una raccolta piuttosto densa e poco incline alla spensieratezza.

Ecco, per esempio, alcuni titoli: Prayer For the Dying, che sembra uscita da un film di David Lynch, l’esplicita Funeral Suit e, soprattutto, We, The Drowned, ballata maestosa e lugubre sugli annegati seguita, piuttosto opportunamente,  da Anahorish poema del  poeta irlandese e premio Nobel Seamus Heaney, arrangiato per sola voce.

Dopo l’ascolto di At Swim, finalmente, la Hannigan si affranca del tutto dal continuo paragone con Damien Rice, e forse era giunta l’ora che ciò accadesse.

8/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=bYubEn15eH4

Fall

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

Fausto Meirana

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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