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Recensione: Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore

Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore

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Garrincha Dischi, 2014


In aprile Pippo Civati consigliava l’acquisto su iTunes di C’Eravamo Tanto Sbagliati (“titolo che va bene anche per il partito di cui faccio parte, forse”), un singolo che “insomma fa stare bene” e che, complice la politica, si posizionava in cima alla classifica delle vendite sorpassando Happy di Pharrell Williams.

Il secondo full lenght della chiacchierata band di Bologna rappresenta in effetti una testimonianza preziosa: l’Italia, la società, la musica, nel demenziale racconto endogeno di cinque giovani artisti indipendenti. Sullo sfondo, il Bel Paese della Tav e delle grandi, disutili opere (all’uscita dell’album non era ancora scoppiato lo scandalo Mose), dell’Ilva, della terra dei fuochi, di Genova 2001 e degli atti terroristici dai mandanti sconosciuti.

Ma l’Italia peggiore è anche – per antifrasi – quella di chi reagisce, di chi lotta, quella di Emergency, delle “macchine che vanno a fuoco” e della rivoluzione che “non passerà in Tv”.

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L’album è un divertente campionario dei generi più cari alla musica leggera italiana – indipendente e non – parodizzati e costellati di EDM, moog e drum machine. I modesti giri di accordi ripetuti (I-III-VI-IV; I-IV-VI-V etc.), i semplici powerchords di chitarra e l’ennesimo ritornello di “na-na-na-na” sono statuti ai quali non si è mai fedeli del tutto: risultano più articolate Senza Macchine Che Vadano A Fuoco e l’IDM de Il Sulografo E La Principessa Ballerina; la semplicità della ballata melodica Te Per Canzone Una Scritto Ho è spezzata e ironizzata dai recitati; la ripetitività di C’Eravamo Tanto Sbagliati è esorcizzata dalla marcetta finale.

L’Italia Peggiore: il disco migliore de Lo Stato Sociale

La formula vincente di Turisti Della Democrazia (2012) trova nuova conferma, con Lodovico “Lodo” Guenzi che su ritmi electropop un po’ recita un po’ canta il malessere e le contraddizioni di una generazione di giovani indolenti e opportunisti, alle prese con un futuro incerto e ‘alternativi’ fino al mero conformismo. In questo senso è notevole il contributo di Caterina Guzzanti, nella parte di una selfiemane eternamente adolescente (Instant Classic).

 

Spiccano lo ska di Forse Più Tardi Un Mango Adesso – condensazione di drammi esistenziali e sociali nella figura di un fruttivendolo assillante – e il racconto della strage di Bologna dal punto di vista di un autista d’autobus (Linea 30).

Il gioiellino della raccolta è Questo È Un Grande Paese, epica – nel senso brechtiano – e straniante presentazione per slogan di un’Italia paradossale e sorrentiniana, frutto delle passate esperienze radiofoniche dei ragazzi di Bologna. Infine, merita una piccola segnalazione l’ottimo sassofono di Elia Dalla Casa.

Con L’Italia Peggiore lo Stato Sociale fa un passo in avanti: a ridimensionare le (buone) trovate e mettere l’accento anche sui contenuti, dopo oltre due anni di maturazione artistica e di successo, non si corrono rischi.

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Milo Kàroli è scrittore, critico letterario e critico musicale. Il suo sito è milokaroli.blog
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