MarchingChurch

MARCHING CHURCH – THE WORLD IS NOT ENOUGH (Sacred Bones / Posh Isolation – 2015)

MarchingChurch

di Marina Montesano

Nel 2015 gli Iceage hanno prodotto, con Plowing Into The Field Of Love, uno dei dischi migliori dell’anno, che allo stesso tempo si presentava come una svolta rispetto al passato hardcore punk della giovane band danese. A poca distanza esce adesso il progetto del cantante Elias Bender Rønnenfelt; ed è anche questa una svolta, dal momento che finora Marching Church era stata l’etichetta per promuoverne le sperimentazioni da solista, mentre con The World Is Not Enough Elias si circonda di una band numerosa e articolata e pare voler spingere fino in fondo la strada intrapresa con Plowing… Siamo cioè di fronte a otto canzoni (sette originali più una cover) che si avvicinano al Nick Cave delle origini; non il compositore maturo degli ultimi venticinque anni, ma quello della prima metà degli anni ’80.
Non si tratta di becera imitazione, e comunque il modello al quale Rønnenfelt guarda è davvero elevato; il riuscire a ottenere risultati a tratti eccellenti è già di per sé un successo. Ed eccellente è sicuramente la prima parte di The World Is Not Enough; se gli Iceage sono costretti dalla formazione base alla strumentazione tradizionale per ogni punk band, alla quale sull’ultimo disco aggiungevano giusto un po’ di pianoforte, qui abbiamo anche fiati e archi e i risultati sono notevoli; molto bello per esempio l’intervento di T.S. Hoeg al sassofono su King Of Song, riflessione sul successo della rock star stile Ziggy Stardust nonché brano migliore del disco.
Come Nick Cave, Elias non indietreggia dinanzi al confronto con i classici: la cover è infatti una sommessa The Dark End Of The Street, mentre in Every Child si riprende il Duke Ellington di Portrait Of Wellman Braud. E come Nick Cave, Elias ha una voce che non piacerà a tutti, visto che trascina l’estensione vocale fino a stonare, conferendo un’aura di voluta e compiaciutissima demenza a ogni interpretazione. Ma si tratta appunto di uno stile, di un’interpretazione: come ha dichiarato in più di un’intervista, il suo è un personaggio e non la pura espressione di un qualche disagio personale. Il che, in una scena indie troppo “meat & potatoes” e/o intimista al limite della noia, francamente fa piacere.
Non tutto nel disco, peraltro non lunghissimo, eguaglia l’attacco dell’iniziale Living In Doubt, la già citata King Of Song, la cupa Hungry For Love, l’epica Your Father’s Eyes; e questo significa che The World Is Not Enough non è forse un capolavoro, ma “solo” un disco notevole. I capolavori potrebbero però arrivare, perché a 22 anni Rønnenfelt ci pare mirare a essere un nuovo Re della Canzone.

8,2/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=e_PXajXbAjw

King Of Song

You may also like...

Lascia un commento!