max manfredi dremong copertina

MAX MANFREDI – DREMONG (Gutemberg Music – 2014)

max manfredi dremong copertina 

di Antonio Vivaldi

Il bellissimo Luna Persa (pubblicato nel 2008) coronava il cammino artistico di Max Manfredi eleggendolo unico autore crepuscolar-tagliente della scena italiana e, al contempo, spazzando via le residue accuse di deandreismo. Dunque, dopo quel primo punto fermo, con Dremong Manfredi si trovava a dover ritornare cantautor-giovane e in più con il fardello di non sembrare trentennale studente fuori corso. Tuttavia, forte dell’assunto che “i migliori sono rimasti dei diciassettenni”,  il musicista genovese riesce nell’impresa. La cosa più notevole di Dremong è il suo proporre una geografia senza tempo, un suggestivo mondo sospeso (e sovente piovoso) che va da Marocco alla Boemia al Tibet passando più volte per la città natia.  Cantate bene (le esperienze come cantore di musica antica sono servite e si sente) e ricche di immagini sorprendenti, le canzoni di Dremong sono anche una cura  contro i raffreddori da tempo della crisi, sono caramelle di malinconia balsamica di quelle che una tira l’altra. Perfette in tal senso appaiono Piogge e Il Negro, epica la prima, struggente la seconda ed entrambe commoventi inviti a cercare la bellezza in giorni e situazioni che paiono non averne.

7,8/10

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Max Manfredi – Piogge

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Max Manfedi – Il negro

 

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