mogwai atomic

MOGWAI – ATOMIC (Rock Action Records – 2016)

mogwai atomic 

La musica del gruppo scozzese si sposa perfettamente a stranianti immagini di ecatombi nucleari

di Mariangela Macocco

Nasce come colonna sonora per il film-documentario di Mark Cousin dedicato alla bomba atomica e alle conseguenze delle ecatombi nucleari il nuovo, nono lavoro dei Mogwai. Il CD è infatti una riedizione e una rivisitazione della musica composta per lo straniante Atomic: Living In Dread And Promise. È un documentario allo stesso tempo rigoroso (un mélange di immagini d’archivio che ripercorre la storia delle ricerche sull’atomo, per poi mostrare gli esiti delle tre grandi catastrofi nucleari del XX e del XXI secolo, Hiroshima, Chernobyl e Fukushima) ed emozionante. E anche la musica, che si sposa alla perfezione con le immagini di Cousin, è una miscela esplosiva di chiaro-scuri, di cadenze lente e improvvise accelerazioni, di momenti di pausa a cui si alternano esplosioni di suoni.
Atomic è il primo album firmato dai Mogwai dopo l’abbandono, a fine 2015, del chitarrista John Cumming, che ha preferito proseguire una carriera solista. Ci si chiedeva dunque, dopo l’OST composto per la serie francese Les Revenants e l’ultimo lavoro Rave Tapes, che direzione potesse prendere la band scozzese. Atomic è la risposta. Sul sito ufficiale della band si può leggere che, almeno nelle intenzioni, si è di fronte a uno dei lavori più pensati ed elaborati che gli scozzesi abbiano affrontato sino ad ora, frutto di meditazione e di rielaborazioni continue. L’esito, sin dal primissimo ascolto, è eccellente. Atomic, come tutti i lavori dei Mogwai è opera di altissimo livello, e in certi punti, sublime. Le prime note di Ether, traccia di apertura dell’album, che è anche il primo singolo estratto, sono come interlocutorie: è quasi un carillon quello che si sente sullo sfondo. È un crescendo, una progressiva esplosione quella a cui assistiamo, ed è così che siamo catapultati nel cuore di questo lavoro. SCRAM, brano successivo, propone sonorità ossessive e alienanti: chitarra distorta, batteria e sintetizzatore si alternano in un gioco di continue ripetizioni e variazioni di tema, che ne fanno uno dei brani più interessanti in assoluto. Una speciale menzione va a Pripyat: è il nome di una città russa abbandonata dopo la tragedia di Chernobyl e la musica, bellissima, tragica e dai toni epici è come una marcia funebre che ci avvolge in una bolla sonora e ci conduce fra le macerie di un mondo in frantumi. Ed è interessante la sequenza che vede, subito dopo, i toni più distesi e meno apocalittici di Weak Force, come a voler allentare la tensione creata dalle note di Pripyat. Bellissima è anche Are You A Dancer, che ci porta in un magico e fatato universo orientaleggiante, come a voler reintrodurre con le note struggenti del violino la bellezza e l’armonia in un mondo travolto e distrutto dall’ecatombe nucleare.
Il brano che chiude Atomic, Fat Man (il nome della bomba esplosa a Nagasaki) è una perla suonata al pianoforte: il piano domina tutta la traccia, alternandosi al suono del sintetizzatore, ma resta sempre in primo piano, anche quando il ritmo diventa più avvolgente. Ed è il modo migliore per chiudere questo bellissimo album, coerente all’interno della percorso della band di Glasgow, punta di diamante di quella che viene etichettata come musica post-rock. I Mogwai, pur nelle continue sperimentazioni ed evoluzioni di stile, restano fedeli e coerenti con se stessi, regalandoci continui capolavori.

9/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=T1n0C-qrHJw

Ether

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