Baustelle - L'amore e la violenza Recensione
Warner Music - 2017

Recensione 2: Baustelle – L’Amore E La Violenza

Baustelle - L'amore e la violenza Recensione

Warner Music – 2017

L’ultimo disco dei Baustelle fa già discutere (era nelle intenzioni?) creando opinioni discordanti. Anche su Tomtomrock, visto che questa recensione è in contrasto abbastanza netto con l’altra da noi pubblicata in contemporanea.

Baustelle 2017: non chiamiamoli “vintage”

Sarebbe troppo comodo e semplicistico liquidare L’Amore E La Violenza come un lavoro vintage, in cui le sonorità anni ’70 e ’80 la fanno da padrone, raggiungendo un buon risultato.
Al primo ascolto i Baustelle 2017 spiazzano abbandonando le atmosfere del precedente e pretenzioso concept-album Fantasma, per una sorta di ritorno alle origini, riavvicinandosi a un marchio di fabbrica che li ha resi famosi.
Bianconi, Bastreghi e Brasini sfornano un disco che si può ascoltare a diversi livelli. Siamo nell’ambito del pop, ma in questo caso si va oltre. Si potrebbe parlare di hipster-pop o di meta-pop. Dietro al gioco, divertente, di cercare la canzone o il ritornello perfetto, c’è una seconda lettura che si apprezza una volta sfrondato il lato “oscenamente pop” (parole degli stessi autori).
E’ in questa dimensione che ci si rende conto della genialità di chi riesce a emozionare assimilando astutamente elementi kitsch e atmosfere retrò, rivalorizzati da una perfezione stilistica degna di una band che diverte restituendo tanta dignità alla musica d’autore.

I Wanna Be Amanda Lear!

“I wanna be Amanda Lear, il tempo di un lp, il lato A, il lato B che niente dura per sempre nemmeno la musica”.

Il ritornello del primo singolo è semplicemente irresistibile come tutto il brano. Amanda Lear, ha dichiarato Bianconi, “c’entra e non c’entra, c’è e non c’è”. Non siamo d’accordo. Amanda Lear c’è eccome! L’incipit e l’andamento del pezzo sono praticamente identici a un vecchio successo della musa di Dalì: Follow Me (1978). E nel video la bionda signora protagonista è palesemente evocativa. Comunque un ottimo tentativo di “canzone perfetta”.

Gli altri brani sono un “sussidiario illustrato” di quel che di meglio è successo alla musica italiana negli ultimi quarant’anni egregiamente riattualizzato. Operazione che i Baustelle avevano già approntato in modo eccellente nei primi album, Da Sussidiario Illustrato (appunto) Della Giovinezza a La Moda Del Lento e fino ad Amen.
Echi di Battiato ritornano in Eurofestival o nel Vangelo Di Giovanni (“Io non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera”). Chi cerca la nuova canzone d’autore non può che rimanere soddisfatto da La Vita o Ragazzina, che sembrano cucite addosso a mostri sacri del calibro di Mina o De Gregori. Ricordi d’infanzia giocati alla grande sulle note di Sandokan in un altro bel pezzo in perfetto stile Baustelle: Basso e Batteria. E ancora Baustelle style al meglio in Betty.

L’Amore e La Violenza. Ma anche la perfezione pop

Quindi il ritorno del trio toscano, sulla scena da più di vent’anni e giunto al settimo disco, non può che non essere accolto con grande piacere per gli estimatori di un gruppo che oggi più che mai raggiunge la perfezione artistica. Sulla maturità non c’erano dubbi da tempo.
Stiamo parlando di musica italiana. Vogliamo guardarci intorno?

Baustelle L'Amore E La Violenza
8.5 Voto Redattore
9 Voto Utenti (2 voti)
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