Andrew Bird - My Finest Effort Yet | Recensione Tomtomrock
Loma Vista - 2019

Recensione: Andrew Bird – My Finest Work Yet

Andrew Bird dice che questo è il suo disco migliore. Forse è vero.

Andrew Bird - My Finest Work Yet

Loma Vista – 2019

Nelle foto che troviamo in rete, Andrew Bird sembra sempre tutt’uno con l’inseparabile violino, ma il fatto di essere un buon musicista (con un passato in gruppi affini allo swing ed al  jazz) si è sempre scontrato con la voglia di fare il cantautore, fino ad arrivare al compromesso attuale. Lo scioglimento delle sue varie band (Squirrel Nut Zippers, Bowl Of Fire) lo ha condotto  ad un nuovo corso, pienamente soddisfacente e personale.

La carriera di Andrew Bird

In questa nuova veste, dal 2003, Bird ha prodotto una dozzina di album sempre originali, magari un po’ pretenziosi nei titoli e nella lista di  strumenti suonati con perizia. Di questi, uno è tutto dedicato alla riproposizione di canzoni della Handsome Family, impresa non proprio banale. My Finest Work Yet, con la copertina che si ritrova (copia della “Morte di Marat” di Jacques-Louis David [*]), rivela forse  la sua scarsa  modestia, ma  il titolo è, tutto sommato, abbastanza veritiero.

My Finest Work Yet come summa dello stile di Andrew Bird

Fin dal primo brano, Sysyphus, che inizia col caratteristico fischiettato (bizzarria che Bird utilizza a man bassa), il disco richiede la giusta attenzione. Nella  decina di canzoni una in particolare, Manifest, condensa bene lo stile peculiare del cantautore americano: un’accattivante melodia, il fischio-trademark  e una bella frase di violino che si stampa nel condotto auricolare per lungo tempo. Poco a poco tutti i dubbi che si potevano avere sulla sua musica  si sciolgono, e si trovano, tra le righe dei testi,  anche inaspettate prese di posizione politiche come quelle di Bloodless e le sue ‘guerre incivili’, specchio amaro  dei nostri tempi. La canzone è  ottimamente abbinata ad un video  essenziale ed esplicito, sui contrasti tra passato (la Guerra civile spagnola) e futuro, tra ricchi e poveri.

 

Se qualche piccola incertezza vocale sembra affiorare a tratti, perlopiù verso gli estremi della gamma, bisognerà accettare che il signor Bird abbia, anche lui, piccoli margini di miglioramento…

* L’idea era già stata utilizzata nel 1977 da Steve Goodman per Say It In Private e, quasi certamente, da altri. 

Andrew Bird - My Finest Work Yet
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Fausto Meirana

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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