Recensione: Baroness – Gold & Grey
Abraxan Hymns – 2019

Recensione: Baroness – Gold & Grey

I Baroness oltre il metal con Gold & Grey.

Recensione: Baroness – Gold & Grey

Abraxan Hymns – 2019

I Baroness sono nel cuore di molti fan del metal, ma con Gold & Grey (e in realtà con molta della loro produzione) oltrepassano definizioni troppo rigide. Sludge metal, stoner, lo possiamo chiamare in vari modi. Il suono dei Baroness oggi è sostanzialmente rock con rimandi ampi nell’hard di questi ultimi tre decenni. Com’è noto, durante la loro attività hanno conosciuto cambi di line-up. Il cambio più drammatico all’indomani del grave incidente stradale subito nel 2012  mentre erano in tour che ha lasciato tutti fisicamente (e certo non solo) segnati. Come conseguenza, nel 2013 il batterista Allen Blickle e il bassista Matt Maggioni hanno lasciato la band che ora consta di John Baizley (l’unico membro fondatore, nonché da sempre leader), Nick Jost, Sebastian Thomson e Gina Gleason.

John Baizley musicista-pittore

Gold & Grey esce a quattro anni dal precedente Purple. John Baizley è la mente della band, della quale da sempre disegna copertine e merchandising.  Peraltro ha curato i medesimi settori anche per altre band, Metallica inclusi. Insieme al produttore Dave Fridmann, che ha lavorato, fra gli altri, con Flaming Lips e Mercury Rev, è l’artefice del suono peculiare di Gold & Grey: denso di echi che seguono ovunque la voce, nell’insieme quasi ovattato.

La vena melodica dei Baroness rifulge su Gold & Grey

È una scelta che lascia perplessi. Evidenzia le qualità straordinariamente melodiche di Gold & Grey, ma a scapito della potenza. Evidentemente i Baroness attuali preferiscono un suono atmosferico, nonché malinconico come sottolinea anche il tenore dei testi. Su I’do Anything, uno dei brani chiave del disco, John Baizley canta: “When I make my escape / Will I get soaked up by the rain? / I am selfish, I am wrong / I’m scared to be alone / Every aching joint breaking at the bone / I’d do anything to feel like I’m alive again”.

 

I Baroness riempiono Gold & Grey di ben 17 canzoni. Forse troppe, anche se il livello è sempre buono. Più vivace all’inizio, riserva al centro una pausa più lenta (Blankets of Ashes, Emmett, l’apertura di Cold Blooded Angels) per poi riaccelerare verso  la fine, che include l’ottimo singolo Borderlines. Con Tourniquets uno dei momenti migliori, in un disco concepito tuttavia per essere goduto come un insieme. Monolitico nonostante le varianti, ma con un cuore emo che batte al centro.

Baroness – Gold & Grey
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Marina Montesano

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