BCUC -The Healing
Silène Editions - 2019

Recensione: BCUC -The Healing

BCUC, ovvero la Bantu Continue Uhuru Consciousness.

Terzo lavoro per il collettivo BCUC, acronimo che sta per Bantu Continue Uhuru Consciousness. Un gruppo di sette musicisti formatosi a Soweto e che a quel luogo e alla sua comunità è profondamente legato.

BCUC -The Healing

Silène Editions – 2019

Siamo nei pressi della chiesa dalla quale Desmond Tutu organizzava la fuga degli attivisti ricercati dalla polizia dell’apartheid. Nella musica energica, vibrante dei BCUC trovano voce i problemi che affliggono la comunità nera. Non a caso non si risparmiano critiche anche al governo dell’ANP, con particolare attenzione alla situazione dei giovani lavoratori non istruiti supersfruttati con lavori pesanti, malpagati e precari. La musica, col suo profondo legame con la cultura e le tradizioni del popolo indigeno diventa così forma di ribellione e di affermazione della propria identità nazionale, voglia di affermare la forza e il valore della propria cultura e di non assoggettarsi a quella dei colonizzatori. Nel legarsi alle proprie radici tribali c’è la piena consapevolezza e la rivendicazione orgogliosa della cultura africana indigena.

BCUC -The Healing

Anche The Healing, come già i due lavori precedenti contiene due lunghi brani, superiori ai quindici minuti, e uno conclusivo della lunghezza canonica di circa tre minuti. Anche la copertina è sempre disegnata nello stesso stile. Ccambia il colore di fondo, e rafforza l’idea di trovarsi di fronte a una trilogia al cui centro c’è la riscoperta di una musica tribale che attraverso la trance e il ritmo abbia la forza di liberare le menti e i corpi degli uomini, una musica «per il popolo, dal popolo, col popolo». Il tutto realizzato con un senso del groove così tellurico e potente molto difficilmente uguagliabile e al quale è davvero impossibile resistere.

The Journey With Mr. Van der Merwe

Nel primo brano, The Journey With Mr. Van der Merwe, è il basso a emergere subito. È lo strumento intorno al quale si costruisce la musica dei BCUC, che dà il tono, l’andamento e il ritmo. Sono i suoi riff che ti entrano dentro, ti smuovono nervi e cellule, dietro al basso partono le percussioni tribali, mentre le voci maschili urlano, rappano cariche di rabbia e sudore in modo selvaggio, intrecciandosi con la voce femminile cristallina di Kgomotso Neo Mokone che salmodia melodie addolcite e vocalizzi notturni e misteriosi. L’andamento è incalzante e travolgente, l’effetto trance assicurato soprattutto dallo straordinario e ininterrotto basso di Mosebetsi Nzimande. Ipnotico, funk, suggestivo, qualcosa di simile al bassotuba dei Sons of Kemet, si dimena fra accelerazioni, rallentamenti, furibonde ripartenze. Si ha l’impressione di essere investiti da un’onda sonora di devastante potenza. Attitudine punk?

Sikulekile

La seconda traccia Sikulekile apre a nuove interessanti prospettive la musica dei BCUC. Il brano è un lungo, lentissimo, ma travolgente crescendo costruito sugli ipnotici e ossessivi riff del basso, davvero il protagonista principe del disco, che crea un clima di tensione sulla quale si innestano le linee classiche di un sax notturno e assorto. A suonarlo è Femi Kuti, ospitato per l’occasione, ma si ascoltano anche fischi, flauti, rutilanti percussioni e quell’accavallarsi di voci che è il marchio caratteristico della band. Il climax si raggiunge quando atmosfere più quiete e psichedeliche con il canto femminile di Kgomotso Neo Mokone si alternano a furiose impennate free del sax e al selvaggio rap tribale di Zithulele ‘Jovi’ Zabani Nkosi.

 

Un’altra traccia che lascia il segno, un inno orgoglioso che nasce dalla cultura tribale e rilegge la contemporaneità proprio a partire da quella, senza disconoscerla, anzi sbattendola in faccia a chi ascolta.

Isivunguvungu conclude The Healing

Chiude Isivunguvungu, traccia breve e singolo. Partecipa il poeta, rapper, scrittore afroamericano Saul Williams le cui declamazioni ed esortazioni a risvegliare le coscienze si eleva sopra il basso funk, le percussioni tribali e le voci. Ma certo che dopo le fiammeggianti prime due tracce, questa lascia un pochino delusi.

BCUC -The Healing
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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