Beirut – Gallipoli
4AD – 2019

Recensione: Beirut – Gallipoli

I Beirut in Puglia con Gallipoli.

Beirut – Gallipoli

4AD – 2019

I Beirut questa volta approdano in Puglia. Ogni nuovo album della band evoca l’arrivo di un circo un po’ vintage a cui ci si affeziona. E come ogni volta ci si lascia accarezzare piacevolmente dalle melodie a tratti stralunate tra folk, indie e atmosfere esotiche.

Una piacevole inquietudine

Zach Condon e compagni, vagabondi per loro stessa ammissione, iniziano i loro viaggi musicali nel 2006 con Gulag Orkestar, un album dalle atmosfere balcaniche dove trombe e fanfare facevano bella mostra di sé. Il debutto riesce bene, ma l’obiettivo del gruppo non è chiaro. Dove si vuole arrivare? Dopo tredici anni la risposta è: ovunque. Infatti i successivi album della band statunitense sono un piacevole girovagare tra U.S.A. e vecchia Europa per contaminarsi con tutto ciò che incontrano cammin facendo, sempre rimanendo nell’abito indie e sotto la tutela della 4AD.

Gallipoli

Quest’anno è la volta di Gallipoli. Il motivo della scelta non è chiaro, ma da un viaggiatore visionario e bohémien come Condon non ci si stupisce. Il nuovo album  esce a quattro anni di distanza dal trascurabile No No No e suona come un disco della rinascita. Lo stile non è cambiato, la voce di Condon neppure e forse questi sono i difetti principali di Gallipoli che a tratti potrebbe risultare soporifero. In ogni caso proprio all’interno di una cifra stilistica arcinota, troviamo dei brani che ricordano i Beirut dei momenti migliori. Il disco si apre infatti con tre canzoni azzeccate: When I Die, Gallipoli e Varieties Of Exile – che valgono il disco più del singolo Landslide.

L’energia ritrovata di Beirut

Nei nuovi brani c’è una ritrovata energia e una linea melodica che resta in testa facilmente. I fiati, un marchio di fabbrica, danzano su un pentagramma conosciuto e introiettato da un pubblico di nicchia ma fedele. Disco di passaggio forse, o forse il “passaggio” fa parte del dna dei Beirut. Brani come Family Curse o la strumentale Corfù suonano come soste, cartoline sbiadite di paesaggi volutamente naif. Gallipoli non sarà certo il disco dell’anno, ma un piacevolissimo intermezzo, unico nel suo genere, in attesa di vedere cosa succederà in un momento in cui il rock più tradizionale ha il fiato corto.

Beirut – Gallipoli
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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