Benjamin Biolay – Volver Recensione
Barclay – 2017

Recensione: Benjamin Biolay – Volver

Benjamin Biolay – Volver. Palermo Hollywood 2.

Benjamin Biolay – Volver Recensione

Barclay – 2017

Dopo il successo di Palermo Hollywood, torna Benjamin Biolay con Volver: un disco composto in parte in Argentina come il precedente. Porta infatti il sottotitolo di Palermo Hollywood 2. Ma in realtà unisce diversi aspetti e diversi momenti della carriera del compositore francese. Allo stesso tempo, Biolay cerca anche di aprirsi ai suoni della Francia contemporanea, pur confermandosi un cantante classico. Va detto, l’impresa non è poi così facile.

La transizione da Palermo Hollywood a Volver

Benjamin Biolay aveva dichiarato, dopo l’uscita di Palermo Hollywood, che pensava a un disco doppio. Tuttavia la casa discografica, temendo il flop, l’aveva bloccato. Alcune composizioni del doppio mancato erano uscite nell’edizione natalizia del disco. E alcune certamente sono confluite in questo Volver.

Si sente in canzoni come L’alcool, l’absence e Ça vole bas, con risultati alterni. La prima avrebbe figurato benissimo su Palermo Hollywood, la seconda fa la parte di un outtake di scarso peso. Piuttosto carina Pardonnez-moi, sempre nelle stesse corde.

Volver e la canzone francese

Altrove, Benjamin Biolay pesca dal suo bagaglio di chansonnier, quello che con La Superbe ha incantato la Francia. La title track, Encore Encore! con Chiara Mastroianni, Happy Hour addirittura con un parlato di Catherine Deneuve (oh lala!) vanno in quella direzione. Oppure si può citare Arrivederci (il resto è in francese), presumibilmente dedicata all’amico Hubert Mounier, anch’egli cantante di origine lionese, morto prematuramente lo scorso anno. O ancora La Mémoire che, testo a parte, non sfigurerebbe nel repertorio di Charles Aznavour.

Spicca, e non potrebbe essere altrimenti, una ripresa di Avec Le Temps di Léo Ferré. Brano già riletto da Bertrand Cantat con i Détroit nel 2013. Lì avevamo un’interpretazione sentita ed emotiva. Qua prevalgono un cantato più sobrio e arrangiamenti raffinati. A uscire vincitore dal confronto è la penna sublime di Léo Ferré, che con questa canzone ha firmato uno dei testi più belli della musica contemporanea.

Benjamin Biolay e la musica contemporanea

Poi c’è un’altra versione di Benjamin Biolay in questo Volver. Quella di un artista curioso di guardarsi intorno, magari di attingere a generi che non pratica, ma certamente apprezza, come l’hip-hop. Roma (amoR), scelta come primo singolo, è in realtà un pezzo italodisco con tastiere e violini, ma con un intermezzo rap provvisto dai Valderramas. Mente in Hypertranquille si affacciano un lieve autotune e  qualche atmosfera urban che strizza l’occhio nientemeno che ai PNL: ossia alla più grande sorpresa della musica francese di questi ultimi anni.

Niente di rivoluzionario, ma interessante come escursione. Come sempre, sono eccellenti gli arrangiamenti e il gusto melodico. La conclusiva Hollywood Palermo, con Ambrosia, potrebbe fare invidia a Lana Del Rey. Quindi alla fine abbiamo un disco meno compatto e sorprendente di Palermo Hollywood, che continuiamo a considerare fantastico. Potremmo definire Volver un disco di esplorazione: che tuttavia, mentre esplora, non manca di divertire.

Benjamin Biolay – Volver
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Marina Montesano

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