Bill Callahan - Shepherd In A Sheepskin Vest
Drag City . 2019

Recensione: Bill Callahan – Shepherd In A Sheepskin Vest

Shepherd In A Sheepskin Vest: il ritorno di Bill Callahan.

Bill Callahan - Shepherd In A Sheepskin Vest

Drag City . 2019

Eccolo qui, finalmente, l’atteso nuovo album di Bill Callahan. Shepherd In A Sheepskin Vest è (quasi) un  doppio ed esce dopo sei anni di pausa da Dream River , con l’eccezione del bizzarro e discutibile remix di quel disco (Have Fun With God – 2014) e del buon Live At Third Man Records (2018). In questi sei anni sono successe cose importanti nella vita dell’ artista.

Molti eventi importanti nella vita recente di Bill Callahan

Innanzitutto bisogna menzionare il matrimonio con Hanly Banks, regista del documentario sul tour di Apocalypse, e la nascita del figlio Bass (non c’entra con lo strumento, ma si legge come si scrive e significa spigola). Un’altro accadimento recente è stata la morte della madre, causa, forse, di un piccolo blocco creativo. In Writing, infatti,  il cantautore afferma con candore: “È bello tornare a scrivere e a cantare”.

Buona parte del disco si dipana su temi autobiografici: la nuova situazione familiare: “Ho una casa, un’auto recente, la donna dei miei sogni e una sedia di design taroccata…”; i rapporti con i genitori (Black Dog On The Beach, Circles) e la creazione artistica, nella già citata Writing e in Call Me Anything, dove ascoltiamo: “Chiamatemi come volete, io canto per delle risposte, per chi sa ascoltare, per ballerini stanchi”. L’apparente felicità della nuova vita, domestica e tranquilla, sembra talvolta  vacillare: “Cosa c’è dopo la sicurezza, le certezze? Un mondo pieno di incognite” (What About Certainty).

Shepherd In A Sheepskin Vest: bello ma non troppo immediato

Shepherd In A Sheepskin Vest non è comunque un disco facile: il conciso Dream River era certo più fruibile e immediato. Qui però si trovano le canzoni tipiche dell’ex Smog, spesso poco ortodosse, ma di grande densità. Il Bill Callahan cinquantatreenne ha gli stessi problemi dei suoi coetanei e li espone con la sua voce di sempre, scura, minacciosa, solo un po’ più serena che in passato. Le ombre, comunque, sono in agguato, sia nella cover della folksong Lonesome Valley (con la moglie ai cori) che nella conclusiva The Beast, che chiude l’album con un bordone assai sinistro.

Bill Callahan - Shepherd In A Sheepskin Vest
9 Voto Redattore

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Fausto Meirana

Written by

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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