Björk – Utopia Recensione
One Little Indian – 2017

Recensione: Björk – Utopia

L’Utopia di Björk.

Björk – Utopia Recensione

One Little Indian – 2017

Ha impiegato due anni, Björk, per portare a termine Utopia, che segue Vulnicura, uscito nel 2015. “Non molto”, è la prima cosa che viene in mente ascoltando il disco: la cura dei dettagli e dei suoni è infatti superiore al solito anche per una perfezionista come lei. Che torna in compagnia di Arca, ormai presenza fissa al suo fianco, il quale ne asseconda la vena sperimentale ormai evidente da molto tempo a questa parte.

Utopia si ascolta come un’onda di suoni

I suoni di Utopia sommergono come un’onda. Strumenti, voci, canto di uccelli, registrazioni di elementi naturali. Björk vive in una dimensione sua propria molto diversa dal pop, dal rock, dall’elettronica contemporanei. Solo i lavori dello stesso Arca sembrano avvicinarsi, ma ovviamente qui c’è la voce di Björk a marcare, e non è affare da poco. Utopia non è un ascolto facile; pur essendo diviso in canzoni, l’impressione è quella di aver a che fare con una suite unica nella quale alcuni momenti lirici emergono sopra gli altri.

E’ il caso di Sue Me o dell’inizio magico di Blissing Me. Altrove è l’insieme fra il testo e la peculiare pronunzia di Björk a colpire. Come nel caso di Tabula Rasa, nella quale Björk canta: “Clean plate: Tabula rasa for my children / Let’s clean up / Break the chain of the fuck-ups of the fathers”. L’impressione, qui come altrove, è quella di un disco molto sentito, nel quale i temi generazionali e di genere sono ricorrenti. Al pari di quelli elementali, che sono sempre stati nelle corde di Björk: “Bird species never seen or heard before / The first flute carved from the first fauna”, canta in Utopia, la title track.

Il percorso artistico di Björk

Insomma originalità e profondità non mancano, e il suono è magnifico. Forse qualche taglio avrebbe aiutato a ottenere una maggiore compattezza. Per esempio di Features Creatures si sarebbe fatto a meno. Ma è probabile che Björk utilizzi un metro molto differente, e che Utopia sia da concepire come un’opera fatta di suoni più che di canzoni. Chissà se dal vivo i fan, in cuor loro, aspetteranno ancora It’s Oh So Quiet, Army Of Me e Bachelorette (la sua canzone più bella?). Oggi Björk è molto lontana da quella dimensione, ma il suo percorso dagli anni ’90 a oggi è unico quanto interessante. Solo, non sempre è facile seguirla.

Björk – Utopia
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