Cigarettes After Sex – Cry
Partisan Records - 2019

Recensione: Cigarettes After Sex – Cry

Cry mette fine all’attesa del nuovo disco dei Cigarettes After Sex.

A distanza di due anni dall’esordio arriva ora sui nostri lettori il secondo disco dei Cigarettes After Sex – Cry.

Cigarettes After Sex – Cry

Partisan Records – 2019

Nutrivo molta curiosità Verso la band di Craig Gonzalez. Il primo disco mi era molto piaciuto, e non ero certo stato il solo, anche se qualche perplessità era stata suscitata da una certa monotonia nella scrittura delle canzoni, la cui formula vincente, un dream pop sognante, notturno, al limite del narcolettico, rendeva quasi indistinguibili le canzoni. Per cui la domanda era: sapranno i Cigarettes After Sex evitare di riproporre lo stesso cliché che tanta fortuna aveva avuto nel 2017? La risposta non può che essere negativa. Ho provato ad ascoltare i due dischi uno di seguito all’altro: ebbene la sensazione è quella di ascoltare un unico flusso musicale, senz’altro piacevole, a volte anche coinvolgente, ma certo era lecito aspettarsi qualcosa di più e di, almeno parzialmente, diverso.

Il disco d’esordio

Del resto per descrivere la musica di Cry credo possa valere ancora oggi quel che scrissi parlando del disco precedente: «“Cigarettes After Sex” è una collezione di canzoni melanconiche e romantiche, dominate da un senso di languore, di spossatezza, canzoni fragili come svolazzi di fumo di sigaretta che, in una camera illuminata dalla luna, da un letto sfatto si innalzano meditabondi verso il soffitto». Solo che quel languore, quel canto monocorde della voce androgina di Craig Gonzalez che evoca sentimenti delicati come la malinconia, il rimpianto, il senso di assenza, oggi rischia di diventare maniera.

Pregi e difetti di Cry

Ma è anche vero che il disco è gradevole. Buona compagnia per le anguste serate autunnali, quelle più inclini alla rimembranza, al tornare a ciò che è stato e ora non è più. E probabilmente per chi si accosta per la prima volta alla band la sensazione sarà senz’altro più positiva di chi avendo amato il disco eponimo ora si sarebbe augurato un salto di qualità. Come detto la struttura e le atmosfere dei brani sono molto simili. Chitarre sognanti che si librano leggere nell’aria, le note del basso che distillano pennellate dark, la batteria che imprime un ritmo cadenzato e monotono, e su tutto la voce di Gonzalez il cui tono tendente al depresso e la cui ambiguità sessuale sono perfette per ammantare le atmosfere delle canzoni dei sentimenti contraddittori e spesso indefinibili propri del sentimento amoroso.

Cigarettes After Sex – Cry: un’occasione perduta

Ma un disco come questo non può prescindere dai testi. Sono canzoni d’amore, che la stessa band dichiara ispirate ai film di Eric Rohmer. Don’t Let Me Go canta il rimpianto per un amore che si è lasciato svanire.

 

In Heavenly, primo singolo uscito, e una delle canzoni più riuscite, il testo ambiguamente oscilla fra sogno e realtà nel descrivere l’atto d’amore. In Touch la solitudine e la tristezza dell’innamorato ben si conciliano con il senso di smarrimento evocato dal delicato arrangiamento. Altre volte però i testi perdono il felice dono dell’ambiguità, del detto e non detto, e diventano banali canzoncine d’amore, come nel caso della title track, dove lui dichiara la sua impossibilità di essere fedele, o di Falling in Love, testo davvero di disarmante banalità. In definitiva un mezzo passo falso, nel quale luci e ombre si compensano, ma che fondamentalmente resta un’occasione perduta.

Cigarettes After Sex – Cry
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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