Daughters – You Won’t Get What You Want
Ipecac - 2018

Recensione: Daughters – You Won’t Get What You Want

Ritorno implacabile per i Daughters con You Won’t Get What You Want.

Daughters – You Won’t Get What You Want

Ipecac – 2018

Un susseguirsi implacabile di percussioni metalliche su un sottofondo di inquietanti rumori distorti ci introducono al ritorno dei Daughters, a otto anni dalla loro ultima fatica. Lo fanno esordendo sull’etichetta di Mike Patton, la Ipecac, e senza aver perso un briciolo della loro furia iconoclasta e distruttiva da autentici terroristi del suono. Anzi le note, o meglio i rumori, che fuoriescono da questi solchi roventi denunciano un lancinante bisogno di urlare la propria nichilista rivolta contro il presente. Già il titolo ci dice che tutto è finito, l’epoca del possibile che si spalancò davanti ai giovani degli anni Sessanta è definitivamente conclusa. Ora è il tempo della speranza negata, della disperazione e di un grido che sa più di angoscia che di rabbia.

Un disco hardcore

You Won’t Get What You Want è un disco violento e furioso. La musica pulsa, o meglio esplode fragorosa e ansiogena da una sezione ritmica prepotente e invasiva, le distorsioni corrodono qualunque idea di possibile pacificazione. La vita è una lotta contro golem giganteschi e invadenti, che penetrano nelle nostre menti e nei nostri cuori, e ai quali diamo il completo controllo di noi stessi. “I gave it complete control” è il verso ripetuto in Less Sex, un blues cantilenante come un rantolo esausto, uno dei brani più significativi del disco.

La voce dei Daughters

La voce di Alexis Marshall alterna i toni furiosi, rabbiosi tipici dell’hardcore a un recitato ipnotico e angoscioso. Il presente è nero ma lo ‘spirito guerriero’ del Nostro non si è per questo placato. I testi, tutti opera dello stesso Marshall, sono versi secchi, sparati come lance, spesso reiterati monotonamente si imprimono con lettere di fuoco, è più importante la potenza evocativa di ogni singolo verso che lo sviluppo narrativo del testo.

 

You Won’t Get What You Want ha una sua compattezza, che ne fa qualcosa più di un insieme di canzoni, occorre immergersi completamente in questo coacervo di suoni e rumori per coglierne appieno il senso, poi magari se ne uscirà esausti, tanto è coinvolgente e scioccante questa discesa nel lato oscuro del presente.

I brani di You Won’t Get What You Want

Citiamo come esemplificative del disco Long Road, No Turn, che ci proietta in un inferno kafkiano di martellanti suoni industrial e di droni distorti di chitarre, un universo noise da cui la voce di Marshall sembra faticare ad uscire, ansimante e disperata, per cantare i versi forse più nichilisti del disco. “The road is long, the road is dark / And these are just the words to somebody else’s song”: i sette minuti di Satan in the Wait lasciano trasparire dei brandelli di melodia, di luce che si dissolvono e si infrangono nei minuti finali che ci precipitano di nuovo nella plumbea oscurità. The Flammable Man sono appena due minuti, ma è come trovarsi sotto un bombardamento di droni, fuoco, fiamme e odore malsano di napalm, una domanda risuona angosciante: “Is something burning here, or is it me?”. E subito dopo esplode l’hardcore belluino e disperante di The Lord Song.

Ascoltatelo, lo merita, ricordate solo che si tratta di materiale altamente infiammabile e che nuoce gravemente all’indifferenza e che rischiate di fare la fine del protagonista della tonitruante Ocean Song, la storia di un uomo che torna a casa e, sopraffatto dall’angoscia, inizia una fuga disperata dalla sua opprimente quotidianità.

Daughters – You Won’t Get What You Want
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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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