Dead Cat In A Bag - Sad Dolls and Furious Flowers
Juno Records - 2018

Recensione: Dead Cat In A Bag – Sad Dolls and Furious Flowers

Il ritorno dei torinesi Dead Cat In A Bag.

Dead Cat In A Bag - Sad Dolls and Furious Flowers

Gusstaff Records – 2018

A quattro anni di distanza dal loro secondo disco (Late for a Song, 2014) e a meno di uno dall’uscita del primo disco solista del loro frontman Luca Swanz Andriolo, tornano i Dead Cat In A Bag. In questa terza prova discografica la band torinese porta avanti il proprio personalissimo discorso musicale sia sul piano musicale che su quello dei testi. Per quanto riguarda quest’ultimo la fanno sempre da padrone le tematiche care a Swanz. A cominciare dal malessere esistenziale di vivere tra delusioni e disillusioni di ogni genere, sentimentale e non solo. Con però sempre presente in sottofondo una possibilità di riscatto fondata sulla contemplazione della bellezza.

Le numerose suggestioni musicali di Sad Dolls and Furious Flowers

Ma non ce ne voglia l’autore se indugiamo pochissimo sui testi per lasciarci prendere dalle suggestioni musicali. Che sono – se possibile – ancora più ricche e varie del solito.  Il brano eponimo, che apre il disco, è una sorta di breve ouverture che inizia con un sound da banda di paese che sta accordando gli strumenti per sfumare subito in’atmosfera dark da colonna sonora di horror thriller che la voce femminile accentua ancora di più. Promises In The Evening Breeze è una ballata tra  Nick Cave e gli Swans, con improvvisi cambi di ritmo, alla quale la fisarmonica di Scardanelli e il violino di Andrea Bertola conferiscono un tono insieme popolareggiante e raffinatissimo.

 

Not A Promise inizia con un piano minimalista degno di John Cage sul quale si innesta, al termine del canto, il flicorno di Enrico Farnedi. Che inizia ricordando il Chet Baker più romantico per lasciarsi poi andare ad accenti quasi da “deguello”. Il breve intermezzo strumentale di Muneca coniuga una melodia degna di John Dowland con richiami alla canzone napoletana antica.

Un disco che guarda a molte tradizioni

In The Voice You Shouldn’t Hear e The Place You Shouldn’t Go, speculari anche nel titolo, fanno capolino consistenti richiami orientaleggianti, resi espliciti anche dal ricorso a strumenti tipici di quella tradizione musicale come il saz baglama. Si torna al country con Waste, ma  – tanto per non smentirsi con le commistioni di generi – si tratta comunque di un country spurio, quasi balcanizzato. Le Vent è invece un pezzo alla Jacques Brel con momenti melodici che fanno pensare perfino ai compositori francesi di inizio Novecento, Debussy in testa, giocati nel dialogo tra un chumbus che suona quasi come un piano e il violino. Il Messico torna a far capolino in quella “ballata di frontiera” alla Townes van Zandt che è Mexican Skeletons, alla quale la tromba conferisce un inconfondibile accento mariachi.

Sad Dolls and Furious Flowers: c’è spazio anche per una cover dei Velvet Underground

Per finire questo elenco quasi completo dei brani del disco, un vecchio fan dei Velvet Underground come il sottoscritto non può esimersi dal citare una notevolissima cover di Venus In Furs. Interpretata con personalità ma senza stravolgimenti fini a se stessi. Dove la voce di Swanz mostra forse il massimo del coinvolgimento e il violino di Andrea Bertola non fa rimpiangere la viola di John Cale.

Una conferma assoluta per i Dead Cat In A Bag

In conclusione, un disco che miscela – si badi bene, abbiamo detto “miscela” e non “accosta” – le suggestioni musicali più varie tenendole insieme con inventiva, disciplina e classe. Suonato benissimo dai membri della band e da un nutrito gruppo di ospiti di tutto rispetto. E speriamo ci perdonino tutti quelli non citati. Un disco che non solo conferma ulteriormente – se ce ne fosse stato bisogno – i Dead Cat In A Bag come uno dei gruppi più preparati e originali del panorama musicale italiano, ma mostra come abbiano ulteriormente alzato l’asticella delle loro aspettative: superandola con ampio margine.

Dead Cat In A Bag - Sad Dolls and Furious Flowers
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Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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