Recensione: Dirty Projectors – Dirty Projectors

Recensione: Dirty Projectors – Dirty Projectors

Dirty Projectors – Dirty Projectors.

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Domino – 2017

Dirty Projectors sono sempre stati soprattutto il progetto di David Longstreth. Il che è ancora più vero in questo settimo album, curiosamente omonimo, che arriva a ben cinque anni di distanza da Swing Lo Magellan.

Dirty Projectors documenta la fine di una relazione

 

“I don’t know why you abandoned me / You were my soul and my partner”. Sono queste le prime parole che ascoltiamo di Dirty Projectors, le parole che aprono la prima traccia: Keep Your Name. Facile immaginarle rivolte ad Amber Coffman, un tempo compagna di Longstreth e parte della band. La coppia si è separata nel 2013, lasciando evidentemente una ferita profonda nel musicista. La canzone parla allo stesso tempo della fine di un rapporto e dell’idea di musica come oggetto di marketing. Che sono poi, ci pare, i temi principali dell’intero disco.

Nonostante il successo di critica, nonostante la presenza di un singolo impagabile come Gun Has No Trigger, Swing Lo Magellan aveva venduto poco. Poi la separazione, la depressione, il lungo silenzio. Che a ben guardare, tuttavia, non è stato né inutile né improduttivo. Il musicista ha collaborato con Kanye West, Rihanna, Paul McCartney alla composizione di FourFiveSeconds. Ed è stato una presenza fondamentale nel successo di Solange, A Seat At The Table.

Ma David Longstreth, anima dei Dirty Projectors, ha fatto tesoro delle sue esperienze

Sono esperienze che segnano Dirty Projectors. Un disco che non è impossibile comparare con lo splendido 808s & Heartbreak di Kanye West: un altro disco sul dolore di relazioni concluse male. Non è un caso che David Longstreth faccia almeno un paio di riferimenti a Kanye e al disco. Pur mantenendo il suo appeal art pop, Dirty Projectors è molto vicino all’r’n’b o all’hip-hop contemporanei, almeno a quelli più raffinati. Non che Longstreath abbia deciso di rappare, ma il suo falsetto viene continuamente sottoposto a trattamenti e filtri non diversi da quelli usati su Blond da Frank Ocean. O dall’ultimo Bon Iver.

Il disco vede la collaborazione del compositore e polistrumentista Tyondai Braxton. Mentre Solange aiuta nella scrittura della vivace  Cool Your Heart, cantata con Dawn Richard. Molti i momenti potenti. Come Spiral Death, che nel chorus ripete: “Our love is in a spiral Death / Our love is a Death”; è anche uno dei passaggi più chiaramente ispirati dall’hip-hop, come pure l’ottima Winner Take Nothing. Ma è bella anche la ballata Little Bubble. O gli arrangiamenti intricati di Work Together. Fino all’organo quasi-prog della conclusiva I See You, che termina Dirty Projectors su note di ottimismo.

Un momento positivo per dischi come Dirty Projectors

 

Resta da vedere se Dirty Projectors troverà il suo pubblico. Noi ce lo auguriamo perché il disco è eccellente. E’ anche quello più personale e sentito di David Longstreth. Il che spiega probabilmente la scelta del titolo. Allo stesso tempo va detto che Swing Lo Magellan aveva un appeal più immediato, se non altro per la già ricordata Gun Has No Trigger. Ma è vero che in questi ultimi anni si è registrato il successo di musicisti al di fuori degli schemi, come Frank Ocean, Bon Iver e (in un modo diverso) degli stessi The xx. Musicisti sui quali l’industria musicale probabilmente non avrebbe puntato più di tanto. Speriamo dunque che possa avvenire lo stesso per David Longstreth e il suo Dirty Projectors.

Dirty Projectors – Dirty Projectors
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Marina Montesano

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