Eminem – Revival Recensione
Aftermath / Shady / Interscope – 2017

Recensione: Eminem – Revival

Il Revival di Eminem.

Eminem – Revival Recensione

Aftermath / Shady / Interscope – 2017

Revival, nono LP per Eminem, arriva salutato dalle polemiche. Del primo singolo ascoltato, Walk On Water con Beyoncé, pochi erano stati contenti. Solo piano, quasi parlato, con il refrain bello ma anche un po’ scontato. Poi la scaletta, con molti featurings pop e un solo rapper. E prima ancor il freestyle contro Donald Trump, che magari qui da noi fa poco effetto, ma che negli USA invece ha provocato parecchie polemiche. Soprattutto alla fine quando dice ai suoi fan di scegliere, o da una parte o dall’altra, una nutrita schiera di potenziali acquirenti si è molto risentita. Ma, come dice Eminem alla fine di Walk On Water: “Bitch, I wrote Stan!”. Il che significa che può permettersi quello che vuole.

Rick Rubin produce Revival

Su questo ha ragione lui. Il disco è uscito venerdì scorso, con un leak (molto probabilmente voluto) due giorni prima, ed è già in testa a 33 classifiche. Poche ancora le recensioni e nella media non troppo positive, nonostante diverse eccezioni. Diciamo che l’ascolto non è rapido. Eminem infila in Revival ben 19 canzoni (incluso un interludio) per oltre 77 minuti. Alla lunga stanca, e questo è il primo problema. Poi c’è la produzione. Quella generale è affidata a Rick Rubin, e questo è il secondo problema. Con tutti i meriti che ha, Rubin è legato a un’idea di rap che ormai ha fatto il suo tempo. In fondo, il suo successo maggiore è stato con i Beastie Boys e il rap-rock, che è un genere ormai morto e sepolto. Revival potrebbe riferirsi a questo? (non credo).

Ci sono varie canzoni che vanno in tale direzione con risultati alterni: la prima parte di Untouchable, Heat, In Your Head, Remind Me. Niente di nuovo per Eminem, che già aveva cavalcato il genere molto bene, per esempio in Sing For The Moment. E in MMLP2 c’era Berzerk, che riprendeva volutamente il suono vintage. Qui i risultati sono alterni, Heat è scontata ma Eminem eccellente, In Your Head avrebbe potuto elaborare meglio il sample di Zombie dei Cramberries, ma alla fine è piacevole.

Revival e i molti featurings

Poi ci sono gli episodi più pop, quelli con il refrain affidato a Ed Sheeran, Skylar Grey, Pink, Alicia Keys e così via. Anche qui, non è che Eminem si sia dato adesso al pop. Vogliamo ricordare che Stan aveva il refrain cantato da Dido? Eppure…. Oggi sono questi gli episodi che lasciano più perplessi, sono troppi e ammosciano il disco proprio nella parte centrale. Per contro, i testi riprendono la vena polemica e politica in più di un’occasione (Untouchable, Like Home), introspettiva (Bad Husband), senza farsi mancare diverse pennellate dell’horrorcore al quale ci ha abituati.

I momenti migliori di Eminem

Il meglio è lasciano all’inizio e alla fine. Believe è magnifica, su un beat lento Eminem riesce a dare il meglio, e anche Chloraseptic (con il rapper Phresher) è piuttosto buona.

E in chiusura Framed, Castle e Arose sono ancora momenti notevoli. Di Revival, alla fine, si possono dire molte cose. Se durasse 40 minuti sarebbe più soddisfacente. E se ci fossero più beat hip-hop Eminem potrebbe dispiegare il suo flow meglio di come fa oggi, su basi troppo fratturate e poco ritmiche. Se fosse un po’ meno pop i ‘puristi’ sarebbero più contenti. Oppre se a Eminem piacesse un po’ meno tutto (pop, hip-hop, rock), il disco sarebbe più organico. Ma lui è in testa a tutte le classifiche, riempirà qualche stadio, e poi ha scritto Stan.

Eminem – Revival
7,3 Voto Redattore
8 Voto Utenti (2 voti)
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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