Father John Misty - God's Favorite Customer | Recensione
Bella Union - 2018

Recensione: Father John Misty – God’s Favorite Customer

Father John Misty e il suo (quasi?) break-up album.

Father John Misty - God's Favorite Customer | Recensione

Bella Union – 2018

Ogni disco inciso da Joshua Michael (Josh) Tillman a nome Father John Misty ha un suo tema di fondo, più o meno nitidamente articolato.

Fear Fun era la cronaca di una dissipazione esistenziale. I Love You, Honeybear la risalita dall’abisso tramite la forza dell’amore. Pure Comedy una meditazione dai toni apocalittici, e dagli spunti autobiografici, sulle sorti dell’umanità.

I guai sentimentali di Father John Misty

God’s Favorite Customer ritorna alla dimensione privata ed è già stato definito un break-up album. Appartiene dunque al florido sottogenere dei dischi che raccontano amori finiti e che ha al suo attivo monumenti quali Blood On The Tracks di Bob Dylan, Rumours dei Fleetwood Mac, The Boatmans’ Call di Nick Cave e… The Visitor degli Abba. (Per sofferenze sentimentali più recenti v. qui)

Una breve e imbarazzata scorsa on-line non menziona alcun divorzio fra Tillman-Misty e la moglie Emma (che è una eccellente fotografa). Tuttavia lo stesso artista ha dichiarato che le 10 canzoni sono nate in un albergo di New York dove si era trasferito a causa di una crisi coniugale.

 

Dunque God’s Favorite Customer è un album che nasce come un flusso emotivo e il risultato è, nei testi ma anche nei suoni, abbastanza diverso da Pure Comedy. Intanto dura solo 38 minuti ed evita di autoimprigionarsi in tirate epiche ma ascoltabili solo una volta tipo Leaving LA. Poi affida la produzione a Jonathan Rado, anziché a Jonathan Wilson (impegnato in tournée con Roger Waters, nientemeno). Rado, che conoscevamo come personaggio e artista sopra le righe con i Foxygen, qui si mantiene sorprendentemente sobrio: voce, piano e pochi tocchi strumentali in una dimensione fra quasi-lounge e rock FM tardi anni ’70 (Please Don’t Die).

Fatta eccezione per Date Night, i pezzi viaggiano nel consueto ambito della ballata midtempo e rendono l’insieme un po’ uniforme. Per quanto molto quotato in patria, Tillman è un compositore bravo ma non geniale. Tuttavia un paio di ascolti permettono di individuare alcune cose di eccellente livello come l’avvolgente Mr. Tillman o la title track che in altrui mani potrebbe trasformarsi in uno standard soul.

I testi di God’s Favorite Customer

Si diceva prima dei testi. L’incipit perentorio di Hangout At The Gallows (“Qual è la tua politica? Qual è la tua religione? Quali sono i tuoi consumi?”) fa pensare a una prosecuzione dei temi di Pure Comedy. Poi Mr. Tillman ci introduce, con una certa ironia, a uno stato d’animo perturbato (“Anche Jason Isbell alloggia qui ed è un po’ preoccupato per lei”). Da Just Enough Dumb To Try in avanti entra ufficialmente in scena il tormento sentimentale, delineato da frasi quali “Un amore che dura per sempre/ Non può essere troppo speciale” (Disappointing Diamonds) oppure “Son qui a testare la massima/ Che tutte le belle cose finiscono” (God’s Favorite Customer).

Per fortuna del diretto interessato, non mancano i tocchi di autoironia tipo “La notte scorsa ho scritto una poesia/ Caspita, dovevo essere proprio in zona-poesia” (The Palace) oppure “Cosa succerebbe se fossi tu a scrivere canzoni/ E ti guadagnassi da vivere parlando di me?” (The Songwriter).

Il finale assume toni più epici (lennoniani, quasi) e al tempo stesso consolatori: “Oh amici, amici miei tutti/ Spero che stiate sorridendo in qualche luogo” e potrebbe far pensare a una qualche luce alla fine del tunnel. Viene da sperare  che God’s Favorite Customer sia un disco di quasi break-up e in questo sarebbe davvero unico.

Father John Misty - God's Favorite Customer
7,2 Voto Redattore
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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E’ autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume “Folk inglese e musica celtica”. E’ stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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