Father John Misty - Pure Comedy | Recensione
Bella Union - 2017

Recensione: Father John Misty – Pure Comedy

Father John Misty – Pure Comedy.

Father John Misty - Pure Comedy | Recensione

Bella Union – 2017

Questa recensione era tutta compiaciuta di iniziare accostando il Father John Misty di Pure Comedy all’Elton John di Madman Across The Water. Purtroppo Tomtomrock è stato anticipato da allmusic.com che ha proposto l’identico paragone.

Una concordanza di pensiero tanto chirurgica deve pur significare qualcosa. Forse che siamo di fronte a un ricalco un po’ presuntuoso? Forse sì, anche perché l’Elton John del 1971 era melodista più scintillante e sfaccettato di Joshua Tillman (vero nome di Father John Misty).

 

Pure Comedy è quasi tutto strutturato su ballate midtempo (eltoniane anche nei falsetti) fluide, piacevoli e arrangiate da Jonathan Wilson con la consueta eleganza trasognata. Manca però di una perla melodica come la Bored In The Usa del disco precedente, l’intricato e affascinante I Love You, Honeybear. Proprio l’esecuzione di quel pezzo al (fu) David Letterman Show nel 2014 rappresentò per Father John Misty l’ingresso nel bel mondo pop con il ruolo dell’hipster figo e pensoso. Ruolo confermato dalla frequentazione artistica di celebrità come Beyonce e Lady Gaga e ora da questo disco di cui un po’ tutti parlano.

Father John Misty è il bel tenebroso del pop americano

Ma il nostro vuole altresì dimostrare che questa sua autorialità ormai classica (l’altro referente è Harry Nilsson) si sposa con una pensosa e articolata visione del mondo. L’album è dunque una lunga meditazione fra privato e universale sulle sorti dell’umanità. Si parte dal momento della nascita (“I nostri cervelli sono troppo grandi per i ventri delle nostri madri”) per giungere alla probabile fine della nostra civiltà: “Ho letto da qualche parte che in una ventina d’anni questo esperimento umano raggiungerà la sua fine violenta”. Frase che, considerando le recenti performance del presidente Trump (pubblicamente vituperato da Tillman/Misty), potrebbe pure portare male. Non mancano nel corso di quest’epopea concettuale frasi e immagini  ricche di interesse (inclusa “Ho portato a letto Taylor Swift”). Tuttavia la sensazione prevalente è quella di una certa auto-importanza.

Pure Comedy attrae ma non convince del tutto

Oltre alle ballatone, Pure Comedy contiene anche la temibile Leaving LA. Si tratta di una meditazione cosmico-autobiografica a cui l’autore pare abbia lavorato per ben tre anni. E’ lunga 13 minuti durante i quali non si ascolta alcuna evoluzione melodica, anche se si fa apprezzare l’arrangiamento per archi preparato da Gavin Bryars. Può alternativamente coinvolgere per la sua epicità desolata oppure indurre a pensare “ma chi ti credi di essere, Father John?”

Pure Comedy offre dunque parecchi spunti di discussione ed è indiscutibilmente un’uscita di rilievo. Al tempo stesso non si può fare a meno di concordare con quanto scritto da Marina Montesano  nella recensione di Ripe Dreams, Pipe Dreams di Cameron Avery. Viene cioè da pensare che Father John Misty rappresenti soprattutto un personaggio che il mercato vuole. Un personaggio che può permettersi ogni capriccio a prescindere dal suo reale talento, che è buono ma non eccezionale.

Le recensioni sono al 90% positive. Noi stiamo con la sparuta minoranza. E consigliamo l’ascolto di un vecchio disco simile per concetto ma superiore nei risultati, American Gothic di David Ackles.

Father John Misty - Pure Comedy
6,2 Voto Redattore
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