Flamingods – Levitation
Moshi Moshi Records - 2019

Recensione: Flamingods – Levitation

Il melting pot dei Flamingods: Levitation.

Flamingods – Levitation

Moshi Moshi Records – 2019

I Flamingods, giunti al loro quarto lavoro, sono un altro frutto del melting pot che sta sempre più invadendo e travolgendo il mondo musicale, creando originali miscele etnico-musicali che stanno abbattendo le frontiere dei generi e le barriere nazionali. I Flamingods sono certamente rappresentanti di questo fenomeno; la band è infatti composta da inglesi, di Londra per la precisione, e da musicisti provenienti dal Bahrein e definiscono la loro musica ‘exotic psychedelia’.

Fra neopsichedelia e trance

Definizione che calza bene per la proposta della band, inserita nel fecondo filone della neopsichedelia che scava nelle connessioni tra la tradizione prettamente rock – ballate acide con in prima fila chitarre distorte –  e musiche etniche basate sulla trance e la dimensione spirituale. Ci riferiamo a band come i Goat, i Rocqawali, i Dirtmusic, gli Altin Gün, i Lay Llamas. Molto diverse fra loro, ma accomunate nella ricerca di contaminazioni e nel piacere di esplorare vie nuove e originali.

Il cammino non facile dei Flamingods

In questo senso i Flamingods riescono magnificamente a proporsi con una loro ben precisa personalità e originalità, Leviathan è un disco che scorre fluido, trascinante, avvolgente senza vistose cadute di tono. Evidentemente il fatto di aver potuto lavorare per la prima volta dal 2012 in stretto contatto ha giovato alla compattezza del lavoro.

 

In passato i problemi di visto hanno spesso allontanato i membri del gruppo e in particolare Kamal Rasool costretto nel 2013 a lasciare la Gran Bretagna. Levitation, uscito per la londinese Moshi Moshi Records, è senz’altro uno degli album rock più riuscito di questo primo scorcio di stagione. Il groove impresso dalla sezione ritmica è assolutamente irresistibile e non stentiamo a credere che dal vivo farà faville. Gli arrangiamenti, giovandosi del fatto che i Nostri sono tutti pluristrumentisti e dell’inserimento di fiati, percussioni e cori, contribuiscono a renderlo un album vario, coloratissimo e scintillante.

Le canzoni dei Flamingods in Levitation

La tracklist alterna tracce più energiche, ballate elettriche frastornanti come cavalcate nel deserto, ad altre più decisamente meditative ed ipnotiche. Fra queste ultime spiccano le ultime tre tracce.

La title track, oltre sette minuti di magia trascendentale e mistica, un mantra lisergico, un inno gioioso che parte lento fra synth sornioni e stralunati e salmodie orientali alla Quintessence per poi dilatarsi e infiammarsi con l’ingresso delle chitarre. Sulla stessa onda l’altrettanto bella Mantra East, che mantiene ciò che il titolo promette, ma con un finale sferragliante, pieno di ritmo e groove. Nizwa, invece, ci trascina in una sinuosa sensualità dai profumi esotici e speziati, misteriosa e avvolgente, coloratissima e solare. Nella prima parte si accende il groove, il funk si mescola alla disco e alla psichedelia, a ritmi afro e jazz. Una festa per le orecchie, ma soprattutto per i muscoli e i nervi. Fra synth e tastiere swirling, bassi potenti e funkeggianti, chitarre  sciabolanti, ritmi motorik l’album scorre piacevolissimo e divertente. Mettetelo accanto agli Altin Gün e rock on!

Flamingods – Levitation
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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