Flying Lotus - Flamagra
Warp - 2019

Recensione: Flying Lotus – Flamagra

Flying Lotus scherza col fuoco in Flamagra.

“The Fire is coming” declama David Lynch (presente anche nel video teaser del disco) nel brano omonimo strategicamente collocato a metà dell’ultima opera di Flying Lotus / Steven Ellison. È li per sostenere una dichiarazione programmatica: “E’ da cinque anni che ho in mente questa idea ma ero sempre dappertutto. Avevo questa idea tematica, un concetto persistente sul fuoco, una fiamma eterna seduta su una collina. Alcune persone lo adorano, alcune persone lo odiano. Un fuoco eterno”.

Flying Lotus - Flamagra

Warp – 2019

Ma nella cultura black non si scherza col fuoco. Un verso di un celebre spiritual, risalente a metà dell’Ottocento, Mary Do not You Weep (straordinaria la versione di Prince in Piano & A Microphones), recita che “God gave Noah the rainbow sign, no more water the fire next time”. Il brano, riportato in auge dal Movimento per i diritti civili, sarà d’ispirazione a un celebre saggio del romanziere e attivista James Baldwin, intitolato proprio The Fire Next Time pubblicato nel 1963. Trent’anni dopo, nel 1992, per Lester Bowie, il trombettista degli Art Ensemble of Chicago, il momento è arrivato: il suo The Fire This Time reca in copertina una foto dei riot di Los Angeles.

 

Ma il fuoco evocato da Flying Lotus non è quello incendiario della rivolta, né quello purificatore di un’entità divina; non solo perlomeno. Assomiglia semmai a quello dei retrorazzi di un’astronave aliena, tanto la sua musica prova a dettare gli stilemi di uno space-funk del futuro. Pilgrim Side Eye non a caso scritta insieme a Herbie Hancock o il trittico iniziale elettro-jazz (Heroes, Post Requisite e Heroes In A Half Shell) ne sono l’esempio più conclamato.

Flying Lotus – Flamagra: un disco proteiforme

Anderson .Paak in Capillaries sposta il centro dell’attenzione sull’individuo contemporaneo e le sue ossessioni: “There’s gotta be more to life than myself”. Ma poi il fuoco riaffiora con il secondo featuring, in cui George Clinton prova a chiudere il cerchio: Burning Down The House è solo omonimo del brano dei Talking Heads, che però fu ispirato a David Byrne proprio dalla frase con cui il collettivo di clintoniana memoria dei P-Funk iniziava i suoi concerti. L’introduzione retro di Spontaneous, con Yukimi Nagano dei Little Dragon e la strumentale (uno dei tanti brevissimi intermezzi che costellano il disco) e poliritmica Takashi svelano la vocazione del progetto: esplorare ogni angolo, anche il più recondito, dell’universo musicale black, per rileggerlo in una prospettiva futuristica.

 

Ma Flamagra, come il fuoco, è incontrollabile. Quando pensi di averlo domato, ecco prendere un’altra direzione, inaspettata: la quiete di Remind U è il prologo a un brano strumentale che sembra uscito dal songbook di Rodrigo Leao dei Madredeus – Say Something- e alla meravigliosa malinconia di Debbie Is Depressed, ribadita da Find Your Own Way Home. Il featuring di Thundercat in Climb non deve far dimenticare che lo stesso Stephen Bruner è coautore della maggior parte dei brani, segnando indelebilmente con il suo basso il respiro del disco.

The Fire Never Dies

C’è ancora tempo per la voce di Solange in Land of Honey, una sorta di terra promessa del trip-hop, per il  ricordo di Mac Miller in Thank U Malcolm e il finale di Hot Oct che – è lo stesso FlyLo a spiegarlo in un’intervista su Exclaim – “si svolge all’interno di una casa in fiamme: è quasi come se il personaggio della canzone vedesse tutto bruciare intorno a sé, le pareti si spaccano e pezzi di legno cadono sullo sfondo. Puoi sentire arrivare le sirene della polizia, i camion dei pompieri… Alla fine della canzone, l’intera casa è completamente crollata, e reintroduce lo spirito del fuoco dell’inizio dell’album. Se lo ascolti nella sua interezza, scorre completamente, l’album ricomincia da capo come un cerchio perfetto”. Non resta che rimettersi all’ascolto: “The fire never dies”.

Flying Lotus - Flamagra
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Danilo Di Termini

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Da ragazzo ho passato buona parte del mio tempo leggendo libri e ascoltando dischi. Da grande sono quasi riuscito a farne un mestiere, scrivendo in giro, raccontando a Radio3 e scegliendo musica a Radio2.

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