RCA, 2017

Recensione: Grizzly Bear – Painted Ruins

L’atteso ritorno degli americani Grizzly Bear.

RCA, 2017

Quinto album per gli americani Grizzly Bear, Painted Ruins arriva a cinque anni di distanza dal bellissimo e acclamato Shields. Non era certo facile mantenere il medesimo livello di eccellenza, ma i Grizzly Bear paiono avere vinto la scommessa. Il nuovo lavoro appare infatti una straordinaria conferma del valore della band americana.

Painted Ruins fra psichedelia, dream-pop e art rock

Painted Ruins è un mélange esplosivo di rock psichedelico, musica elettronica e folk continua ad essere il marchio di fabbrica della band, che non teme di avventurarsi sui sentieri dell’art rock e indugia talvolta in un pop ornato di barocchismi. Non che questo sia un demerito. Già le prime tracce pubblicate, tratte dal nuovo album, avevano mostrato lo stato di grazia della band new-yorkese. A partire da Mourning Sound, primo singolo estratto, dalle sonorità pop, ma con venature funk e groovy a movimentarne il ritmo in modo imprevedibile.

 

Wasted Acres, brano che apre l’album ha un andamento languido e rilassato, cosi’ come la storia che racconta,  quella di una placida mattina d’inverno trascorsa a bordo di un TRX 250 a cercare legna da ardere per il camino, senza un traguardo preciso e anche la melodia procede con la stessa tranquillità e senza sforzo.

Indipendenza artistica e grande libertà espressiva, fuori da schemi imposti

Tutte le canzoni dell’album e più in generale tutte le canzoni dei Grizzly Bear paiono infatti avere questa caratteristica. Pare non leggersi alcun disegno all’origine, anzi i brani danno l’impressione di seguire un percorso in maniera indipendente. Losing All Senses ne è un perfetto esempio, con il suo cambio di ritmo a spezzarne la prevedibilità.  Aquarian e Glass Hillside sono i fra pezzi migliori del disco. La seconda con il suo incipit malinconico e sognante, l’effetto vibrato del controcanto di Rossen alla voce di Ed Frost che pare farci piombare nelle profondità di un abisso marino e crea un’atmosfera straniante e di grande impatto emotivo, effetto accresciuto da un testo dai toni surreali. In Aquarian, invece, domina la batteria di Christopher Bear.

Variazioni di ritmo e atmosfere surreali per i Grizzly Bear

Il ritmo è scandito incessantemente, a dispetto delle improvvise accelerazioni, e delle continue variazioni che caratterizzano il brano, e sono proprio le percussioni a dare compattezza alla traccia dall’inizio alla fine. Cut-Out e Neighbours sono le altre due canzoni chiave di Painted Ruins. Cut-Out, brano in cui risplende uno straordinario riff di chitarra alla Jonny Greenwood a incorniciare una melodia dal ritmo crescente e deliziosamente groovy.

Infine Neighbours, il brano più squisitamente Grizzly Bear. La bella voce di Ed Frost ne è la protagonista indiscussa, a creare il classico effetto sognante tipico della band americana, che era stata lontana dalle scene indubbiamente per troppo tempo. Painted Ruins rientra a buon titolo fra i migliori album di questo 2017.

Grizzly Bear - Painted Ruins
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