Hugh Cornwell – Monster
Sony Music CG - 2018

Recensione: Hugh Cornwell – Monster

Hugh Cornwell, dagli Stranglers a Monster.

Hugh Cornwell – Monster

Sony Music CG – 2018

Vogliamo parlarne? Hugh Cornwell a me è sempre stato antipatico, epidermicamente intendo. Ho sempre pensato avesse una faccia fuori contesto, non che gli altri Stranglers fossero poi di primo pelo, però quei collarini, il cuoio ostentato, il ricciolo unticcio… Come musicista invece, e pure come cantante, uno dei miei preferiti. E poi la storia dell’arresto, l’abbandono della band casa madre, le prestazioni alchemiche tra l’alto e il basso nel corso della carriera solista… Dai, con John Cooper Clarke l’ho trovato in rialzo, come il nasdaq.

Un doppio album per Hugh Cornwell

Ecco quindi l’ultimo parto solista, parto gemellare che butta un occhio alla nuova vena ed uno alla vecchia, e parlare di vene con Cornwell non indulga in pensieri maliziosi, mi riferisco a quelle musicali.

Già, perché in Monster fan la loro bella figura, nello stile di scrittura del testo, tutta una serie di personaggi afferenti ad una cultura pre anni 2000, amabilmente musicati e sinceramente interpretati da Cornwell come se avesse scelto deliberatamente di offrirci una sua personale playlist.

Si parte con un omaggio a Evel Knievel, spericolato motociclista degli anni 60 (lo citò pure Gabriel in The Lamb…), servito su una base mooolto doorsiana, praticamente L.A. Woman identica, ma glielo si perdona, in fondo doorsiani gli Stranglers lo furon da subito. Si prosegue con un omaggio a mamma, ovvero la sig.ra Cornwell, con cadenze psico e deliche. Poi una figurina su Hedy Lamarr, vecchia Hollywood (apparve nuda in Ecstasy se non ricordo male), bella cavalcata molto wave, una citazione a Mose Allison e qui la musica richiama molto il soggetto in questione.

Alti, bassi e paragoni per Monster

Non si rida di Mr. Leather, parliamo di Lou Reed, alla cui voce quella di Cornwell fu spesso paragonata. Se trovate questo pezzo in un bootleg di Reed non stupitevi, è successo anche ai Rutles di finire sui bootleg dei Beatles.

Bilko a noi dice poco ma era l’eroe di una serie di telefilm, ne fu fatto anche un film con Steve Martin. Buona song, bellissima progressione strumentale. Robert è Robert Mugabe, ex presidente dello Zimbabwe, e Monster, la title track, è invece dedicata a Harry Harryhausen, il mito del passo uno, quella tecnica per cui… Vabbè dai, un po’ di cinema lo avrete visto, tipo Gli Argonauti…

 

Attack of the Major Sevens è molto beat, molto British, un’altra bella canzone. Si chiude con Duce Coochie Man, si, proprio Duce quindi lui, il Benito de noantri. Nessuna celebrazione, la song più obliqua del mazzo, potrebbe tranquillamente essere una out-take de La Folie.

Il secondo disco invece contiene 10 covers in acustica del passato strangolato, non indispensabile ma gradito…

A ‘sto giro, vista anche una gran foto di copertina, Hugh Cornwell mi sta pure simpatico …

Hugh Cornwell – Monster
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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d’accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

Marcello Valeri

Written by

Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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