Hugo Race, Michelangelo Russo – John Lee Hooker's World Today.

Recensione: Hugo Race, Michelangelo Russo – John Lee Hooker’s World Today

Hugo Race, Michelangelo Russo – John Lee Hooker’s World Today.

Hugo Race, Michelangelo Russo – John Lee Hooker's World Today.

Gusstaff Records – 2017

Ho sentito per la prima volta i brani di questo disco poco meno un anno fa in un house concert nella campagna del Mugello, ospite di un amico a sua volta valente musicista. Ricordo di aver pensato che sarebbe stato un peccato se quella musica fosse rimasta solo nella memoria dei presenti, senza possibilità di riascolto. Solo ora mi rendo conto che per Hugo Race quella serata in duo con Michelangelo Russo non aveva soltanto lo scopo di far riposare per un giorno i suoi fidi True Spirit – con i quali era in tour -, ma probabilmente anche quello di testare per la prima volta davanti a un pubblico “reale”, per quanto ovviamente non numerosissimo, un progetto già ben definito.

 

Hugo Race, Michelangelo Russo, John Lee Hooker

Sul fatto che il blues stesse alla base della formazione artistica di Hugo Race c’erano ben pochi dubbi. Ognuna delle sue epifanie musicali successive all’iniziale sodalizio con Nick Cave (dai True Spirit ai Dirtmusic, dai Sepiatone ai Fatalists e alle sue prove da solista) ha sempre mostrato chiaramente di affondare le proprie radici nella musica del delta del Mississippi.  Ma in questo disco l’artista australiano e il suo compagno d’avventura compiono da questo punto di vista un vero e proprio salto di qualità: non solo una esplicitazione senza possibilità di equivoco delle proprie radici musicali, ma una vera e propria dichiarazione della “sempiterna” attualità del blues. In questo senso già il titolo è una chiarissima enunciazione programmatica.

John Lee Hooker’s World Today è blues reso attuale

Il mondo di John Lee Hooker è per molti aspetti quello in cui viviamo ancora oggi e il suo “messaggio” resta attualissimo, a patto ovviamente di essere reinterpretato e riadattato. Vinum vetus in utres novos, si potrebbe dire: ma il vino è invecchiato benissimo e gli otri sono in realtà delle barriques di ottimo rovere! La chitarra di Hugo Race accentua qui ancora di più la sua abbastanza naturale propensione alla “acidificazione”, aiutata da una voce che aumenta ulteriormente, se possibile, le sue consuete profondità e cupezza. L’armonica e l’elettronica di Michelangelo Russo, vero e proprio “Warren Ellis della situazione” – e spero che nessuno dei due si offenda per l’accostamento -, conferiscono all’intero disco una tonalità “trance” che rende abbastanza difficile staccarsene.

 

A questo effetto contribuisce anche la durata dei pezzi, quasi tutti superiori ai sei minuti, con il primo folgorante Hobo Blues che sfiora i dieci e si  presenta con un attacco quasi epico, degno della colonna sonora di un film apocalittico da post catastrofe nucleare.

Il talking blues di Hugo Race

Il risultato finale è un talking blues del terzo millennio, filtrato da anni di psichedelia e di industrial music – e gli anni berlinesi di Hugo Race si sentono eccome -, ipnotico e cupo, ma proprio per questo avvolgente e affascinante. Un disco in cui la musica del leggendario bluesman è completamente trasfigurata, senza però che venga minimamente messa in discussione la fedeltà al suo “spirito” e al suo “messaggio”. Insomma, JLH è vivo e lotta insieme a noi, se troviamo la forza di seguirlo.

Hugo Race, Michelangelo Russo – John Lee Hooker's World Today
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po’ di tutto: dalla polifonia medievale all’heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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