James Blake Assume Form
Polydor - 2018

Recensione: James Blake – Assume Form

Il percorso artistico di James Blake.

James Blake Assume Form

Polydor – 2018

James Blake si è conquistato il suo spazio con una lenta progressione, dai club dell’avanguardia dubstep a cantante-autore. Sono due tentazioni che a lungo abbiamo ritrovato nella sua musica. Si pensi alla cover di Limit To Your Love di Feist, che stravolge la canzone tradizionale con soluzioni sonore sorprendenti, ma allo stesso tempo risulta ancora ultramelodica. Nel 2013, Overgrown aveva al centro un brano, Retrograde, che probabilmente resterà una pietra miliare nella carriera di James Blake. Mentre Digital Lion con Brian Eno e Voyeur ne riproponevano il coté pulsante degli esordi. Nel 2016, il lunghissimo e malinconico The Colour in Anything sigillava questo percorso, mostrando un artista ormai decisamente teso verso la forma-canzone.

Diversi gli ospiti su Assume Form

Assume Form segue quest’ultima via. Lo fa, tuttavia, con alle spalle un bagaglio peculiare di lavoro sui suoni che James Blake ha sviluppato tanto in studio quanto dal vivo. Senza dimenticare le molte collaborazioni di ambito hip-hop, che pure si ripercuotono su Assume Form. Partiamo proprio da queste: Travis Scott ricambia la presenza di James Blake sul suo Astroworld. Qui duettano molto bene su Mile High, assistiti dal produttore Metro Boomin.

 

Moses Sumney percorre con la sua musica e la voce territori non poi lontanissimi da quelli di James Blake; i due appaiono dunque a loro agio su Tell Them. L’astro nascente Rosalía duetta assai bene sulla calda Barefoot in the Park. E infine c’è Andre 3000, sempre bravissimo con e senza Outkast, a infuocare Where’s the Catch?, uno dei brani più intricati di Assume Form (con un sample di California Love!).

Assume Form, un disco differente dai precedenti

James Blake fa bene anche da solo (sebbene talvolta assistito nella scrittura). Can’t Believe the Way We Flow, già sentita dal vivo, funziona pure in studio. Ai primi ascolti si distingue anche I’ll Come Too, mentre la conclusione del disco, con alcuni pezzi introspettivi, avrà forse bisogno di più tempo per farsi apprezzare. Certamente, in linea generale, James Blake e questo Assume Form richiedono attenzione. Si prenda la title track che apre il disco, inizialmente troppo sobria, ma che si arricchisce via via di cascate di loops che la completano splendidamente.

In conclusione, Assume Form è il disco di James Blake più immediatamente accessibile, più hip-hop, più upbeat (per quanto glielo consenta la voce, che proprio allegra non è). Se questo dipenda, come si legge, da una felicità nella vita sentimentale, importa poco. Ciò che conta è il completamento di un percorso insolito che lo ha reso una quasi-star fuori dagli schemi consueti.

James Blake – Assume Form
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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