Julien Baker - Turn Out The Lights | recensione
Matador - 2017

Recensione: Julien Baker – Turn Out The Lights

Una ragazza di nome Julien. Julien Baker.

Julien Baker - Turn Out The Lights | recensione

Matador – 2017

Certe storie sembrano uscite da un film. Americano, ovviamente. All’età di 17 anni Julien Baker dichiara la propria omosessualità ai genitori. Subito il padre consulta la Bibbia per trovare i passi dove viene citata la parola “accettazione” (fonte The Guardian).

Forse, 17 anni prima papà Baker avrebbe fatto bene a consultare un sito come questo per rendersi conto che Julien è un nome quasi solo maschile. In effetti chi scrive ammette di avere pensato, all’epoca del primo album, Sprained Ankle,  “chissà com’è  questo Julien Baker”.

L’ascolto chiarì subito trattarsi di una questa e pure dotata di talento. Oltreché di una testa complicata.   Anche perché crescere a Bluff City, Tennessee (1.600 abitanti) dichiarandosi tanto gay quanto cristiana qualche problema lo può creare.

Turn Out The Lights, disco ‘nudo’ ma curato

Turn Out The Lights, secondo album della oggi ventiduenne Julien, continua a essere carico di sensi di colpa, crisi di autostima e difficoltà relazionali. Peraltro un topos di molta canzone d’autore al femminile, basti pensare a Sharon Van Etten o Aldous Harding (una che il nome al maschile almeno se lo è scelto da sola).

 

A cambiare un po’ sono invece gli arrangiamenti , sempre asciutti ma più ricchi (archi inclusi), e la produzione che dà all’insieme una dimensione quasi arcana.E poi l’atmosfera dei leggendari Ardent Studios di Memphis ha sicuramente aiutato. Alle prese con Dio, l’amore e se stessa, Baker scrive canzoni inevitabilmente intense che a volte sembrano vivere al di là della loro autrice, quasi come una trance emotiva. Fra tormento ed estasi, all’incirca.

Detto questo, e detto che questa trance resta sempre all’interno della forma-canzone, è evidente come non si tratti di un lavoro di facile assimilazione, E’ scabro, scuro, dolente, ma per fortuna non troppo autoreferenziale. D’altro canto in un distico come “più forte nuoto, più presto affondo” tutti ci possiamo, ahinoi, qualche volta identificare.

Quale futuro per Julien Baker?

A proposito di identificazione, è chiaro che un tale tipo di approccio ha i suoi rischi. Se si entra nel mondo di Baker, ci si sente stranamente confortati e solidali. Se invece si resta sulla soglia del pathos, l’impressione è quella di un dolente macignetto con poca godibilità melodica e troppe contorsioni mentali: “Non è che penso di essere buona. So di essere malvagia. Forse cercavo di pareggiare il conto”.

 

Di sicuro Turn Out The Lights è un ottimo punto d’arrivo per la prima Julien Baker. Ora però occorrerebbe ripartire verso qualche altra direzione  sonora, un po’ come ha fatto la Angel Olsen di My Woman.  E magari tirarsi anche su il morale.

Julien Baker - Turn Out The Lights
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