Kendrick Lamar – DAMN. Recensione
Top Dawg / Aftermath / Interscope – 2017

Recensione: Kendrick Lamar – DAMN.

Kendrick Lamar – DAMN.

Kendrick Lamar – DAMN. Recensione

Top Dawg / Aftermath / Interscope – 2017

Il ritorno di Kendrick Lamar era atteso per molte ragioni. Dopo l’exploit di To Pimp A Butterfly, un disco di rilevanza assoluta ben al di là del genere e della musica. Dopo aver dimostrato con Untitled Unmastered che persino i suoi outtakes sono migliori dei dischi ufficiali di molti. Quale il passo successivo? Come far fronte alle attese? La prudenza avrebbe suggerito una lunga e meditata attesa. Ma evidentemente Kendrick Lamar vive, dal punto di vista creativo, un periodo di grazia come pochi ce ne sono stati nella storia della musica. DAMN. ne è la prova.

 

Della possibilità di un nuovo disco si parlava in realtà già da un po’ di tempo. Poi l’arrivo il 23 marzo di The Heart Part. 4, una sfida alla scena rap contemporanea, che si chiudeva con un annuncio per il 7 aprile. Il 30 usciva il bellissimo video di HUMBLE. (seguiamo lo stile del booklet che dà i pezzi in maiuscolo con il punto fermo), poi il 7 la data definitiva del 14, preceduta dalla curiosa copertina, subito diventata un meme, e da una fake list con collaborazioni stellari. Ed eccoci infine a parlare di DAMN. Un disco molto differente da To Pimp A Butterfly, eppure altrettanto rilevante.

DAMN. comincia con una dichiarazione di guerra

DAMN. si apre con un prologo parlato, BLOOD., su una base soul, e poi con l’esplosiva DNA., un brano che riprende nello stile quanto già fatto vedere con HUMBLE. Entrambe sono affidate alla produzione del solo Mike Will Made It, che compie un eccellente lavoro nel piegare il suono contemporaneo del trap-rap alle capacità superiori di Kendrick Lamar. In entrambi i casi il risultato è musica d’assalto, di quella che ai concerti rende impossibile lo star fermi. L’esordio live di Coachella, giusto ieri, lo ha già dimostrato. DNA. spara a 360°: ci sono i riferimenti ai media americani e all’immagine che danno del rap e della black culture, un discorso che si potrebbe estendere anche da noi.

I got, I got, I got, I got / Loyalty, got royalty inside my DNA / Cocaine quarter piece, got war and peace inside my DNA / I got power, poison, pain and joy inside my DNA /I got hustle though, ambition, flow, inside my DNA.

Suona come una dichiarazione di guerra ed è destinato a diventare un classico imprescindibile, un po’ com’è stato per Bitch Don’t Kill My Vibe.

La scelta dei produttori di DAMN.

Tuttavia, è solo in parte rappresentativa dell’insieme del disco. Se l’ispirazione di To Pimp A Butterfly era il jazz, DAMN. brilla di soul e funkadelic, come nella successiva YEAH., ma anche di una produzione minimalista qual è quella di ELEMENT., co-prodotta da James Blake (il piano malinconico sembra proprio un suo marchio di fabbrica), e utilizzata per un tema classico dell’hip-hop: la sfida alle altre star del genere, Drake in testa. Se la musica è soft, il testo lo è molto meno: “If I gotta slap a pussy-ass nigga, I’ma make it look sexy / If I gotta go hard on a bitch, I’ma make it look sexy”. E con riferimento a TPAB: “Last LP I tried to lift the black artists / But it’s a difference between black artists and wack artists”.

Insomma, se TPAB ha portato Kendrick Lamar a una notorietà anche al di fuori del genere, di fronte a un pubblico che non è quello dell’hip-hop, ecco che l’artista di Compton torna qui con la chiara intenzione di sbaragliare la concorrenza. E’ un discorso che continua con la successiva FEEL., bella produzione di quel Sounwave al quale si devono i beats di Bitch Don’t Kill My Vibe. E che si conclude con i versi “I feel like the whole world want me to pray for ’em / But who the fuck prayin’ for me?”.

L’inedita coppia Kendrick Lamar – Rihanna

Segue la collaborazione con Rihanna, la loro prima. LOYALTY. è quello che ci si potrebbe attendere, con un hook che entra subito in testa. Seguono FEEL., un episodio tranquillo su cui è evidente la produzione dello storico Danny Keyz, nei credits Bekon, peraltro coproduttore in tanti momenti del disco. Poi lo schiaffo di HUMBLE., che ormai avrete già ascoltato, e LUST., suonata dalla band canadese rap-friendly BadBadNotGood. E’ uno dei passaggi più soul del disco, con lo splendido falsetto di Kendrick Lamar e la bella produzione di DJ Dahi e Sounwave, che impiegano un inatteso sample dell’emergente inglese Rat Boy.

Un altro dei grandi momenti di DAMN., con il testo che riflette sulla monotonia della quotidianità della star. La capacità di dipingere un quadro efficace mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l’abilità del Kendrick Lamar narratore.

Ma Kendrick Lamar duetta anche con Zacari e Bono

Seguono due featurings insoliti. Il primo è quello di Zacari su LOVE., un episodio r’n’b come per LOYALTY. piuttosto immediato. Il che non si può dire per XXX., la collaborazione con gli U2 che ha sorpreso non poco. Ma niente paura, Bono viene usato per un hook poco evidente, per il quale Kendrick Lamar avrebbe potuto impiegare pressoché chiunque. La canzone è estremamente complessa, composta di sezioni differenti, e contiene una riflessione sulla violenza dell’America contemporanea: “Ain’t no Black Power when your baby killed by a coward / I can’t even keep the peace, don’t you fuck with one of ours” è probabilmente un riferimento all’assassinio impunito di Trayvon Martin.

DAMN. si chiude su note molto personali

Il discorso sulla violenza diviene personale nella successiva FEAR., che su una base soul riflette sugli abusi subiti nell’infanzia e sulle paure dell’età adulta. Di nuovo, testo e musiche sono di altissimo livello. Ma tutta la chiusura del disco rinvia a temi estremamente personali. Oltre FEAR. abbiamo GOD., altro hit immediato con rimandi trap. E poi DUCKWORTH. (il suo cognome: Kendrick Lamar Duckworth è infatti il nome completo) che racconta splendidamente l’incontro molti anni fa fra il fondatore della Top Dawg Entertainment,  Anthony Tiffith, scopritore del giovane Kendrick, e Ducky, il padre di Kendrick: quando il primo era in una gang e il secondo lavorava da KFC. “Whoever thought the greatest rapper would be from coincidence? / Because if Anthony killed Ducky / Top Dawg could be servin’ life / While I grew up without a father and die in a gunfight”.

Kendrick Lamar – DAMN Recensione

Sebbene possa sembrare meno compatto di To Pimp A Butterfly, DAMN. non è meno coinvolgente o ispirato. Kendrick Lamar non ha torto nel definirsi “il più grande rapper”, e certamente nella scena attuale non teme rivali. Con il nuovo disco dimostra di essere in grado di produrre hit immediati e allo stesso tempo di giocare secondo le sue proprie regole. Che è poi ciò che conta per ogni grande artista pop.

Kendrick Lamar – DAMN.
9,5 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

print

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

Written by

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

You may also like...

Lascia un commento!

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: