Sub Pop - 2018

Recensione: Luluc – Sculptor

Il vaporoso dream-folk degli australiani Luluc.

Sub Pop – 2018

Manca qualcosa a Sculptor, terzo album dei Luluc, come manca a molti dischi con suffisso “folk” di questi ultimi due-tre anni. Manca l’incisività.

Ci si potrebbe chiedere quale incisività si richieda a questo duo australiano che agisce in ambito dream-folk, dunque in un mondo istituzionalmente vaporoso e senza punte. In realtà Sculptor parte bene con tre canzoni che sagomano, anzi scolpiscono dato il titolo,  le nebbie sonore in forme emozionanti, canzoni che possono far pensare al pathos trattenuto di certe installazioni di Bill Viola. O, in ambito musicale, all’epicità senza orpelli o ego-riferimento dei Low.

Sculptor parte molto bene, poi però…

Poi però l’album si accontenta di essere semplicemente suggestivo, si limita a compiacersi dei non pochi talenti su cui è costruito: la voce evocativa di paesaggi falso-sereni di Zoë Randall, gli interventi strumentali (piano, organo, synth) sempre misurati ma corposi di Steve Hassett, l’uso sapiente di ospiti come Aaron Dressner dei National o J Mascis. E anche i testi sono di pregio, agrodolci meditazioni sull’adolescenza quale momento in cui si potrebbe essere padroni della propria vita (poi la vita decide altrimenti).

Presente e futuro dei Luluc

Come accade sovente a un altro duo donna-uomo dai connotati simili, i Beach House, da un certo punto in poi Sculptor offre atmosfere anziché canzoni, illustra una bellezza indiscutibile ma sottovetro. E’ come se mancasse un’idea di condivisione e mancasse per poche note. Per un ritornello che sembra pronto a svelarsi e resta nascosto. Che poi, a pensarci bene, il fascino di Sculptor potrebbe stare in questa idea di possibilità aperte lungo le strade della destinazione non ovvia.  Il problema è che a volte non si arriva da nessuna parte. Oppure, come dimostrano le recensioni quasi tutte positive a cui si contrappongono autentiche stroncature, qualche viaggiatore arriva e qualche altro si perde. Quando i Luluc porteranno tutti a destinazione avranno scritto il loro capolavoro.

Luluc - Sculptor
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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