Marco Rovelli | Intervista Tomtomrock

Recensione: Marco Rovelli – Bella Una Serpe Con Le Spoglie D’Oro

Marco Rovelli ricorda Caterina Bueno.

Marco Rovelli - Bella Una Serpe Con Le Spoglie D'oro | recensione

Squilibri – 2018

Bella Una Serpe Con Le Spoglie D’Oro è uno spettacolo di teatro-canzone. Il termine suona antico, anni ’70 del ‘900 diciamo. Anche Marco Rovelli è un tipo antico. Però moderno. Uno che con voce, chitarra e prato intorno improvvisa canzoni d’attualità  come si faceva uno o due secoli fa. Poi le mette on line, come si fa ora.

Bella Una Serpe Con Le Spoglie D’Oro è lo spettacolo – ora anche disco – che Marco Rovelli ha dedicato a Caterina Bueno. Cantante, ricercatrice, attivista culturale, Caterina Bueno viaggiò a lungo con Fiat 500 e registratore a bobine sulle strade della Toscana a registrare canzoni d’amore e di lotta politica, canti del maggio, ottave e contrasti. Un repertorio che l’irruzione del moloch televisivo stava trasformando in polvere da nascondere sotto il tappeto, come dice Rovelli nelle note dell’album. Sembra tutto così lontano, oggi, tutto in bianco e nero, sia Caterina sia i suoi informatori e informatrici. Tutto a rischio di diventare un’altra volta polvere sotto il tappeto quando invece dovrebbe scintillare e insegnare.

Marco Rovelli e il folclore senza tempo di Bella Una Serpe…

Marco Rovelli ha una voce che arriva lontano senza sforzo e lo sa chi ricorda il suo gruppo di qualche anno orsono, Les Anarchistes. Poi ci mette un sacco di passione. Pure qui senza sforzo. Avrebbe potuto rifare pezzi come Maremma o Sante Caserio o Il Maschio Di Volterra per sola voce e chitarra acustica, persino per sola voce, e sarebbero stati ineccepibili. Invece lavora (bene) anche sui suoni. Aggiunge qua e là la fisarmonica, e questo si poteva immaginare, ma altrove inserisce chitarre elettriche e synth e si inventa un alt-folk dai toni vividi che nel Lamento Del Carbonaro, ad esempio, lascia i boschi della montagna toscana per trovare una sinistra sintonia con i disperati del sud degli Stati Uniti raccontati dai 16 Horsepower o dai Vandaveer.

Non è un modo di attualizzare storie e strofe, semmai di renderle senza tempo. Come senza tempo sono versi che dicono “La guerra è bella pe’ capitalisti/ Perché ritrovan sempre il loro attivo/ Dalle imposte che tengono impiegate/ dicono sempre: Armiamoci e andate”. Allora era la guerra di Libia e anche adesso c’è una guerra in Libia.

L’importanza di Caterina Bueno

Considerazioni sociali a parte, è un atto d’amore questo omaggio a Caterina Bueno, una che lavorò con il Canzoniere  Italiano e con Dario Fo e a cui  Francesco De Gregori (suo chitarrista per qualche anno)  dedicò la canzone omonima. Una che probabilmente odiava “tradizione” nonostante si occupasse di musica detta, appunto, tradizionale.

A questo afflato positivo dà il suo contributo Squilibri, che, come per l’omaggio di Peppe Voltarelli a Otello Profazio, propone un ben curato disco-libro con lunghe note a cura dello stesso Rovelli, leggibili anche sotto forma di lungo racconto.

A voler essere pignolini un neo c’è: il cd sfugge inesorabilmente al cerchiolino di plastica che dovrebbe tenerlo fermo. D’altronde negli atti d’amore qualche sbaglio capita sempre di farlo.

Marco Rovelli - Bella Una Serpe Con Le Spoglie D'oro
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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