Mdou Moctar - Ilana: The Creator | Recensione Tomtomrock
Sahel Sounds - 2019

Recensione: Mdou Moctar – Ilana: The Creator

Ilana: The Creator: disco della svolta per Mdou Moctar?

Mdou Moctar - Ilana: The Creator | Recensione Tomtomrock

Sahel Sounds – 2019

Ilana: The Creator dovrebbe essere davvero il disco della consacrazione per il talentuoso chitarrista nigerino Mdou Moctar. La Sahel Sounds aveva già pubblicato i pur eccellenti album precedenti. Afelan del 2013 contenente alcune registrazioni di esibizioni avvenute nel suo villaggio. Poi nel 2017 Sousoume Tamachek nel quale Moctar ha suonato tutti gli strumenti ispirandosi ai paesaggi sahariani. Nel 2008 il suo debutto, che aveva visto la luce in Nigeria solo sulla rete cellulare in mp3, con alcuni brani finiti nella compilation Music for Sahara Cellphone. Questo è invece il primo album registrato e prodotto in studio, a Detroit, e con una band ad accompagnarlo. Aboubacar Mazawadje alla batteria,  Michael Coltun al basso e  Ahmoudou Madassane alla chitarra, quest’ultimo membro di un’altra ottima band nigerina, Les Filles d’Illighadad, anch’essa nel roster della Sahel Sounds.

Il cammino di Mdou Moctar

Nato in una remota cittadina del Niger, Abalak, Moctar a causa della povertà e del fanatismo religioso era costretto a fare musica di nascosto e con strumenti autocostruiti. Inizia poi un periodo di nomadismo fra Libia e Africa occidentale, fino a che non si stabilisce ad Agadez, insieme alla capitale Niamey, il centro principale del rock nigerino.

Intraprende un’intensa attività, che continua anche oggi, come musicista nelle cerimonie nuziali, fino a che non venne contattato da Christopher Kirkley, patron della Sahel Sounds, che gli propone un contratto e, soprattutto, gli procura una chitarra per mancini, strumento difficilissimo da trovare in quella zona del continente, anche per questo gli è stato affibbiato il titolo di Hendrix del deserto.

La chitarra elettrica protagonista di Ilana: The Creator

Ed ecco ora l’album che dovrebbe rappresentare la sua consacrazione fra le stelle del guitar rock mondiale, è infatti la chitarra elettrica la protagonista di Ilana, lo stile di Moctar, maturato fra il desert blues dei suoi conterranei e il rock occidentale, spinge lo strumento ai limiti delle sue capacità espressive, ora rabbioso ora malinconico e nostalgico, ora evocativo di spazi luminosi e infiniti ora notturno e cupo, sempre ipnotico e trascinante.

Ilana è concepito in modo impeccabile, ci mostra tutte le sfaccettature dell’arte di Moctar in un crescendo esplosivo di emozioni. Apre  Kamane Tarhanin, con il tradizionale canto botta e risposta fra solista e coro che poi deflagra in un assolo di chitarra  acido e accorato. Il disco comincia a  infiammarsi con Asshet Akal. Il blues si fa distorto, le due chitarre creano cascate di note che piombano su chi ascolta come pietre rotolanti. C’è un’urgenza comunicativa che travolge in un finale incredibilmente incandescente.

Il rock rivive nella chitarra di Mdou Moctar

La successiva Inizgam, sarà anche breve, appena un minuto e mezzo, ma è un concentrato di emozioni, al pari dei due minuti e mezzo di Takamba, mentre Anna si muove su più tradizionali terreni desert blues, intriso di nostalgia e amore per la propria terra. La chitarra sembra seguire il ritmo di un cammello che si allontana verso un miraggio lontano.

I sette minuti di Tarhatazed sono davvero il momento culminante del disco. L’energia della chitarra infuria implacabile, è la voce rabbiosa di un popolo che lotta accanitamente per la sopravvivenza, per non essere schiacciato dal colonialismo. La traccia è un crescendo tumultuoso con una lunga coda strumentale che potrebbe ricordare sia gli ZZ Top che il Neil Young più elettrico. E rivela la formidabile tecnica di Moctar e l’affiatamento con l’eccellente chitarra ritmica di  Ahmoudou Madassane e con la travolgente sezione ritmica.

«I nostri benefici sono solo polvere / E il nostro patrimonio è preso dal popolo francese / che occupa la valle dei nostri antenati» recita l’inequivocabile testo della title track, mentre la chitarra brucia nelle implacabili distorsioni. Che dire? Un album meraviglioso, fatto di ruggine e furia, profondamente legato alla musica e alla cultura del popolo tamasheq, ma aperto al mondo, un disco sul quale aleggia lo spirito nomade e ribelle di un popolo ferito, ma orgoglioso e mai domo.

Mdou Moctar – Ilana: The Creator
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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