Midnight Scavengers – Anga Vale Recensione
Closer Records - 2017

Recensione: Midnight Scavengers – Anga Vale

Anga Vale: nuovo disco per i Midnight Scavengers.

Midnight Scavengers – Anga Vale Recensione

Closer Records – 2017

Sono appena al secondo disco, Anga Vale, gli australiani Midnight Scavengers. In  realtà quell’”appena” potrebbe benissimo diventare un “già”, visto che il secondo arriva a solo un anno di distanza dall’uscita del primo. Ma non si pensi a dei quasi-esordienti sulle scene. I vari membri del gruppo hanno alle spalle anni di militanza in altri gruppi e una dura quanto qualificata gavetta che li ha visti far da apertura ai concerti di molti “grandi”. Primi fra tutti i loro compatrioti Nick Cave e Hugo Race. Influenze che in sottofondo si sentono.

I Midnight Scavengers partono da Berlino

E, come per questi ultimi, galeotta fu Berlino dove i due co-leader Johanna Brockman e Dimitri Kucharzewski (l’unico non australiano di origine) si sono incontrati nel 2011 e hanno dato vita al primo nucleo della band. Questa si è poi completata nel corso degli anni fino a raggiungere l’attuale dimensione del quintetto. Jeff Hooker al basso, Tim O’Shannassy alla batteria e Andrew Watson al violino e alla chitarra.

Il disco contiene nove canzoni originali più due cover (Loverslain e Swampland, entrambe dovute a band capitanate da Kim Salmon) e una rivisitazione di una poesia di Yeats (The song of the wandering Aengus). Quest’ultima è inizialmente recitata su accompagnamento per poi trasformarsi via via in canzone vera e propria.

Anga Vale: un titolo da spiegare

Il primo elemento di curiosità e interesse viene però forse dal titolo. Anga Vale è infatti l’anagramma, tra l’omaggio e il divertissement enigmistico, di Alan Vega. E dal rocker “maledetto” degli anni ’80 i Midnight Scavengers hanno preso in parte la durezza delle tematiche dei loro testi, rivestendoli però di un tessuto musicale relativamente più “morbido” e articolato. Non a caso uno dei pezzi forti del disco, The Golden Age of Rage, tiene fede al suo titolo raccontando uno stupro e le sue conseguenze. Un “sacrifice of your flesh” che diventa “sacrifice of your soul” e dove la parola “flesh” diventa una sorta di filo rosso ossessivamente ripetuto nel martellante finale.

La musica dei Midnight Scavengers

Il disco è una avvincente alternanza di  rabbia e lirismo, in cui i riff  “violenti” delle chitarre di Johanna Brockman e Andrew Watson si stemperano a volte in fraseggi assai più “tranquilli”  per riprendere poi il loro andamento. E il piano elettrico di Kucharzewski spesso sorprende nei suoi inaspettati passaggi da una ossessiva e ossessionante percussività a stacchi melodici accennati con delicatezza. Lo stesso Kucharzewski si fa generalmente carico delle parti vocali, lasciando talvolta la scena a Johanna Brockman. Soprattutto nei pezzi che hanno andamento più “lirico” – come  All’s Said And Done – e nei quali spesso anche Watson ritaglia un ruolo al suo violino.

Ma c’è da dire che i momenti migliori del disco – e non sono pochi – sono forse quelli nei quali le due voci si intersecano e si fondono in un modo che non è semplicemente un rapporto tra lead e backing vocals. E che – almeno a chi scrive – ricorda molto l’analogo rapporto tra le voci di Chris Eckman e di Carla Torgerson nei momenti migliori degli Walkabouts. Non so come prenderanno questo paragone – se mai leggeranno queste righe – ma sia chiaro che per chi lo fa è un gran bel complimento.

Midnight Scavengers – Anga Vale
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po’ di tutto: dalla polifonia medievale all’heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Renzo Nelli

Written by

“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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