Mitski - Be The Cowboy | Recensione Tomtomrock
Dead Oceams - 2018

Recensione: Mitski – Be The Cowboy

Mitski: una, dieci, cento donne.

Mitski - Be The Cowboy | Recensione Tomtomrock

Dead Oceans – 2018

Anni fa la stampa cosiddetta generalista s’interessava ogni tanto di musica. E i lettori generalisti ogni tanto compravano un disco dei R.E.M. oppure di Björk, tanto per fare un paio di esempi. Oggi la stampa generalista s’interessa sempre meno alla musica e, tanto per fare un altro esempio, un paio d’anni orsono menzionò St. Vincent solo in quanto fidanzata di Cara Delevingne.

La lunga premessa serve a dire che Mitski (nome completo Mitski Miyawaki) è un raro esempio di artista che potrebbe piacere a stampa e pubblico non specializzati. Qualcuno potrebbe persino scrivere che è la “nuova Björk” (occhi esotici, personalità complessa…). Ovvio che tutto questo non accadrà perché ormai la musica è fenomeno di nicchia che attira quasi solo in forma di compilation (si ascoltino le autopubblicità di Spotify) e non di album. Ed è un peccato perché Be The Cowboy è davvero bello e meriterebbe di essere ascoltato da molti.

Il pop scintillante di Be The Cowboy

Nel suo quinto album l’artista nippo-statunitense dimentica certi spigoli chitarristici del passato, ritorna a usare il piano e inanella  15 esempi di perfetta scrittura pop. Ognuno con una diversa luce interna ma con la medesima caratteristica di durare, quasi sempre, un paio di minuti o poco più. Come a dire il fascino della fuggevolezza, reso ancor più intenso da suoni avvolgenti e prodotti con sobria eleganza da Patrick Hyland.

Be The Cowboy è anche un disco caratterizzato da emozioni fra loro contrastanti, dalla disperazione di Nobody alla beatitudine quasi mistica di Geyser. E’ come se Mitski, più che parlare di se stessa, si immergesse in una serie di stati d’animo per studiarli in rapporto a specifici tipi di partner, dal marito modello all’amico perturbante all’amante occasionale. Gli esiti sexy-sentimentali sono ovviamente alterni e forse il distico che riassume l’intero tourbillon esistenziale è quello che dice: “Nessuno sa blandirmi come fai tu/ Nessuno sa scoparmi come faccio io”.  A fungere da catarsi conclusiva provvede Two Slow Dancers, struggente ritratto di un’anziana coppia con qualche rimpianto.

Mitski in bilico fra sentimenti contrastanti

Detto questo, si potrebbe pensare a un lavoro persino troppo studiato, ancor più se si pensa che lo spunto iniziale è stato fornito dalla terribile protagonista (interpretata da Isabelle Huppert) del film La pianista di Michael Haneke. In realtà Be The Cowboy è un disco molto accorato dove l’interiorità sgorga in superficie con grande naturalezza  facendo sì che, alla fine, gioia e malinconia sfumino una nell’altra (anche se l’autrice, in un’intervista l’ha definito il suo album più triste).

Si possono trovare affinità con le già citate St. Vincent e Björk , così come con Angel Olsen, Anna Calvi e PJ Harvey. Sul versante pop non mancano inoltre i punti di contatto con Lorde, a cui Mitski ha fatto da opener in diversi concerti.  Tutto questo conta però poco se si considera che Mitski ha al momento un livello di scrittura che le ragazze sopraccitate faticano a eguagliare. Dal punto di vista delle intensità delle composizioni Be The Cowboy potrebbe essere il disco dell’anno.

Mitski - Be The Cowboy
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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