My Right Of Frost - This Box Came Out Of The Sky

Recensione: My Right Of Frost – This Box Came Out Of The Sky

My Right Of Frost: dal live alla sala di incisione.

My Right Of Frost - This Box Came Out Of The Sky

Hellbones Records – 2019

 Sorprende come i My Right Of Frost siano riusciti a trasporre così efficacemente in un album –oggetto statico e tangibile per definizione- il loro carattere inafferrabile e dinamicamente avanguardistico di improvvisatori, che sin ora ha sempre trovato il proprio habitat naturale nelle esibizioni live.

L’underground genovese e l’elettronica

Il trio, se pur con qualche cambiamento nella formazione, è attivo dal 2010 in quel panorama alternativo genovese che non sempre riceve tutta l’attenzione e l’interesse che meriterebbe. Francesco Marini suona il Theremin e altri strumenti autocostruiti. Andrea Lombardi si occupa della miscelazione dei suoni, degli accessori visivi e della recitazione di poesie e brani che occasionalmente accompagnano le loro performance. Infine Raffaello Bisso suona, progetta e costruisce una marea di strumenti, a volte rielaborando schemi noti come theremin e cracklebox. Ma molto più spesso inventando di sana pianta dei veri e propri Frankenstein elettronici dove, in mezzo ad un parruccone informe di fili, fanno capolino oggetti di consumo come calcolatrici da tavolo, videogames, giocattoli…

Recensione: My Right Of Frost - This Box Came Out Of The Sky

Il manifesto dei My Right Of Frost

Il termine musica, nel loro caso, è inappropriato, al limite dell’offesa. E’  già capitato che uno qualcuno, alla fine di un loro spettacolo, si complimentasse urlando “”siete grandissimi, anche io odio la musica!”. Ma anche parlare di noise e di circuit bending sarebbe riduttivo. Meglio dunque affidarsi al loro manifesto, che recita: “i MROF traggono segni sonori da circuiti elettronici rifunzionalizzati e resi quanto più possibile critici dall’instabilità del punto di feedback”.

 

 

Detto così potrebbe sembrare un po’ troppo tecnico e forse addirittura pedante. Ma vi assicuriamo che, al contrario, c’è un qualcosa di estremamente suggestivo e liberatorio nei suoni e nella gestualità di questi uomini-chirurghi che, ricurvi su un tavolo operatorio traboccante di cavi aggrovigliati e circuiti di ogni genere, cercano di strappare ancora un guizzo di vita, un ultimo gemito, al grande malato  che è l’attuale società ipermoderna, come la chiamano loro, cioè quella “dei rifiuti e dello  smaltimento  impossibile”. Il messaggio di fondo non è tanto una critica ormai stantia al consumismo, quanto un richiamo nostalgico al carattere spontaneo e viscerale della musica preistorica, accentuato dal contrasto con i numerosi e colti riferimenti alla letteratura moderna, a partire dal nome del gruppo, che si ispira a un verso di Emily Dickinson.

My Right of Frost – This Box Came Out Of The Sky

L’album This Box Came Out of the Sky è stato pubblicato il mese  scorso ed è disponibile soltanto su CD, ma in una confezione davvero pregevole che ricorda il buon vecchio vinile da 7’’. Dieci tracce –nove inediti più un bonus live del 2016- che sembrano recepire oltre un secolo di rivoluzioni nella storia della musica. A partire dagli intonarumori di Russolo per arrivare fino a oggi, passando per tutti i mostri sacri dell’avanguardia  musicale. Come i Kraftwerk dei primissimi tempi o gli Einstuerzende  Neubauten, giusto per citarne solo un paio. Un inno al disturbo, alla dissacrazione, all’eccezione. Roba forte, insomma, alla quale  bisogna essere un minimo preparati. Ma se non ci sentiamo pronti possiamo sempre allenarci pasteggiando a Cynar, sciacquandoci la faccia in un catino pieno di  lamette da barba arrugginite e dormendo in un angusto sarcofago di Eternit sbrecciato. In fondo, è l’era ipermoderna che ce lo chiede.

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Federico Strata

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Ha sprecato gran parte della vita facendo cose inutili e cercando in tutti i modi di boicottare la propria felicità. Nei rari momenti di ispirazione, però, scrive per TomTomRock concentrandosi soprattutto sulle sonorità disco, new wave, synth-pop e elettroniche in genere del periodo ‘70-’80. Degli stessi anni apprezza anche la musica cantautoriale italiana, ma chi gli vuole davvero bene sa che non bisogna fargliela ascoltare, altrimenti diventa malinconico. Disprezza apertamente tutto ciò che è contemporaneo e alla moda, però in gran segreto segue le novità sperimentali e di nicchia del panorama underground genovese. Ha una scrivania in finto legno piuttosto economica e una libreria in noce massello, della quale va molto orgoglioso.

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