N.E.R.D. – No One Ever Really Dies Recensione
i am OTHER / Columbia - 2017

Recensione: N.E.R.D. – No One Ever Really Dies

Il ritorno dei N.E.R.D. di Pharrell Williams.

N.E.R.D. – No One Ever Really Dies Recensione

i am OTHER / Columbia – 2017

Si sono fatti attendere sette anni i N.E.R.D.: tanti ne sono passati fra questo No One Ever Really Dies (reso graficamente come NO_ONE EVER REALLY DIES) e il precedente Nothing. Ma com’è noto, il gruppo composto da Pharrell Williams, Chad Hugo, Shay Haley non è mai stato a tempo pieno, visti gli impegni numerosi come solista e produttore di Pharrell, il progetto parallelo The Neptunes che include Chad Hugo e, ancora, Pharrell. E poi, è vero che dopo l’esordio eccellente con In Search Of…, il seguito non era stato all’altezza. L’erede migliore del suono dei primi N.E.R.D. è in realtà Tyler, The Creator con il suo recente, bellissimo Flower Boy.

No One Ever Really Dies riporta i N.E.R.D. al centro della scena

Adesso, però, Pharrell Williams e i suoi N.E.R.D. tornano decisamente protagonisti sulla scena internazionale. Grazie a un suono rinnovato, a testi legati alla situazione dell’America contemporanea e al movimento Black Lives Matter, e a ospiti di peso.

 

Lemon aveva anticipato l’uscita del disco. E’ un brano ritmico, sorprendentemente poco melodico, con il contributo di un’ottima Rihanna, alle prese (prima volta?) con il rap. Segue una delle canzoni migliori di No One Ever Really Dies: si tratta di Deep Down Body Thurst, scritta e cantata dal solo Pharrell Williams. Ma, a dire il vero, quasi tutto il disco è il prodotto del solo Pharrell, che qui dimostra la capacità di uscire dal pop più ovvio. Deep Down Body Thurst inaugura una serie di canzoni bellissime. Voilà con Gucci Mane e Wale, 1000 con un Future in gran forma.

Don’t Don’t Do It il momento migliore di No One Ever Really Dies

Infine, il momento centrale dato da Don’t Don’t Do It, con Kendrick Lamar e il contributo alla scrittura di Frank Ocean. Il titolo richiama l’uccisione di un afroamericano, Keith Lamont Scott. Don’t Don’t Do It la frase della moglie di Lamont rivolta al poliziotto prima che questi sparasse, mentre la coppia attendeva il figlio alla fermata dello scuola bus. L’episodio è ricordato nei dettagli nel primo verso. Segue un elenco agghiacciante di alcuni  luoghi in cui altri omicidi simili sono occorsi.

Conclude un Kendrick Lamar ai massimi livelli. Ed è sempre un contributo che conta.

Il giudizio su No One Ever Really Dies

Peccato che dopo questo momento No One Ever Really Dies non sia in grado di mantenere il livello della prima parte. Se lo avesse fatto si sarebbe trattato di un capolavoro. Rollinem 7’s con André 3000 e Kites con Kendrick Lamar e M.I.A. sono di nuovo molto buone, ma altrove la qualità non è più la stessa. Resta comunque nel complesso un ottimo disco, con una larga maggioranza di canzoni molto buone e talvolta eccellenti. Uscito alla fine del 2017, troppo tardi per essere preso in considerazione nelle classifiche di fine anno, possiamo considerare No One Ever Really Dies il primo disco importante del 2018.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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