Recensione: Novanta - Hello we're not enemies

Recensione: Novanta – Hello We’re Not Enemies

Recensione: Novanta - Hello we're not enemies

Novanta è il progetto musicale del palermitano, ormai di casa a Milano, Manfredi Lamartina. Per il nuovo disco Hello We’re Not Enemies si è avvalso della collaborazione di valenti musicisti. Come Giuseppe Musto, Raniero Federico Neri, Claudio Cataldi e Ian Bonnar, fra gli altri.

Novanta: un collettivo poco italiano

Il nome, italianissimo, e la provenienza di questo collettivo musicale non devono trarci in inganno. Hello We’re Not Enemies, pubblicato a due anni di distanza dal precedente Best Selling Dreams, si colloca senza problemi nel panorama dello shoegaze e post-punk internazionale, grazie alle elaborate sonorità che confluiscono nell’universo sonoro di Novanta.

Sette sono le tracce che compongono l’album, composte durante un lungo viaggio in Islanda. E il clima respirato nel grande nord, patria dei numi tutelari Sigur Ros, deve certamente avere influenzato l’autore.

Hello We’re Not Enemies è un disco molto vario

Non è facile dare una valutazione omogenea di questo lavoro, proprio per la varietà e la diversità delle molteplici collaborazioni. Molto bella e a tratti estremamente originale la parte musicale.

La prima traccia, Sonder, è solo strumentale e ci avvolge sin dalle prime note con delle fredde tonalità elettroniche in chiaroscuro.  E’ solo strumentale anche Akureyri che assieme alla successiva Blue Lagoon, in cui il cantato è lasciato alla voce dell’australiano Ian Bonnar, possiamo certamente annoverare tra le più riuscite del lavoro.

La grande varietà e disomogeneità delle collaborazioni è forse il limite maggiore di questo progetto, il cui minimo comune denominatore resta la parte musicale, sempre di alto livello. Mentre altalenanti sono il livello dei testi e l’interpretazione.

Bellissima come dicevamo Blue Lagoon. L’interpretazione calda di Bonner si sposa alla perfezione con le note sognanti e surreali del brano. Note tessute dalle chitarre distorte mescolate a batteria e sintetizzatori, che danno vita a una composizione di grande impatto emotivo.

Altrove l’alchimia è meno riuscita, ma in linea generale non possiamo che dare una valutazione più che positiva di questo album, di grandissima qualità nell’ambito del panorama shoegaze italiano.

7.2/10

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1 Response

  1. settembre 23, 2016

    […] TomTomRock recensisce “Hello we’re not enemies”. […]

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