Peter Perrett - Humanworld
Domino - 2019

Recensione: Peter Perrett – Humanworld

Humanworld conferma la rinascita di Peter Perrett.

Peter Perrett - Humanworld

Domino – 2019

Humanworld è il secondo disco della rinascita di Peter Perrett. Tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, Perrett fu alla guida degli esistenzial- punk Only Ones. Poi arrivarono gli anni bui della dipendenza da droghe svariate seguiti da qualche fragile tentativo di ritorno in scena e, a metà anni ’00,  dalla frequentazione live dei Libertines. Una cosa preoccupante visto che pure loro non si possono definire salutisti.

Caduta e risalita di Peter Perrett

Ormai Peter Perrett lo si dava perduto all’arte e forse alla vita, pronto a essere dimenticato, oppure ricordato per una sola canzone: Another Girl, Another Planet , rifatta persino dai Blink 182. Invece eccolo ripresentarsi nel 2017 con un disco bello senza bisogno di indulgenze relative ai difficili trascorsi umani: How The West Was Won. Un album che potremmo definire vissuto e vitale.

Humanworld: un disco tonico

Ascoltando il nuovo Humanworld è bello poter dire che il musicista londinese è tornato per restare. Anzi, l’album è più tirato, guizzante  rispetto al suo predecessore; giusto con un tocco di decadenza a ricordare il passato. E’ come se Perrett, completata la remise en forme, si sia tranquillizzato riguardo a se stesso, ben sostenuto anche stavolta dai due figli Peter Jr. e Jamie (anche  produttore). Dodici pezzi per 35 minuti di musica con tante chitarre e pochi fronzoli.

 

La definitiva snebbiatura ce lo mostra anche più attento alle cose dell’Umanmondo citato nel titolo. Se The Power Is In You veicola esattamente quel che suggerisce il titolo, Believe In Nothing usa ben altro tono: “Non è tempo di speranza/ La vita è una barzelletta”.  E poi c’è l’incalzante War Plan Red, una dichiarazione di anti-americanismo che supera in biliosità la title-track del disco precedente: “Alcuni miei eroi d’infanzia, la famiglia, gli amici/ Sono americani, non mi vergogno a dirlo/ Ma il cosiddetto mondo libero è il male incarnato/ C’è così tanta gente che ignora le ragioni dell’odio”. Wow!

La voce di Peter Perrett

Rispetto alla prima vita artistica, Peter Perrett non ha modificato molto il suo tipico timbro vocale tra naso e gola. Un timbro che gli anni e le droghe hanno reso più scuro e forse più affascinante, che rende peculiari anche quel paio di momenti appena più schematici e che tocca il cuore dove il ritmo rallenta.

 

Un’affinità evidente è (oggi come in passato) quella con Lou Reed, al punto da poter dire che Heavenly Day, fin dal titolo, può essere la Perfect Day di Peter Perrett. Quel tipo di canzone che fa pensare (sbagliando): magari vale la pena fare un sacco di cazzate se poi si scrive una cosa così. Anche altrove alberga la stessa classicità alternativa e vengono in mente  maestri di asciutto romanticismo come Elliott Murphy in Carousel  o Robert Forster dei Go-Betweens  inWalking In Berlin.  Ma ormai un maestro lo è diventato anche Peter Perrett. Chissà se lui la pensa così.

 

Peter Perrett - Humanworld
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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