Philippe Debarge with The Pretty Things - Rock St. Trop recensione
Madfish - ristampa 2017

Recensione: Philippe Debarge with The Pretty Things – Rock St. Trop

Rock St. Trop: bella la storia, bella la musica.

Philippe Debarge with The Pretty Things - Rock St. Trop recensione

Madfish – ristampa 2017

Rock St. Trop è la dimostrazione di come un disco  significhi anche una storia, uno Zeitgeist (wow!) che ritorna vivido, anche se solo per una quarantina di minuti.  Si fanno ricerche sui personaggi, si studia la copertina così attraente, si leggono le note della busta interna,  si indaga con frenesia la rete cercando notizie. Intanto il vinile gira sul piatto… Un’impeccabile fusione di materiale e immateriale, vintage e odierno. Il meglio di due mondi. Giusto per non esagerare, una faccenda  esperienziale.

Philippe Debarge era un playboy e milionario francese. Il padre Albert, magnate dell’industria farmaceutica e viveur pure lui, a inizio anni ’60 aveva  comprato una proprietà con villona (oggi resort di lusso) chiamata L’epi Plage. Siamo a  Saint-Tropez, il posto dei ricchi e famosi.

La passione per la musica di Philippe Bebarge

Philippe Debarge si dilettava di musica e nel 1969 decise di incidere un disco e di farlo con il suo gruppo preferito, i Pretty Things.

A questo punto è facile immaginare Debarge come il classico sfaccendato presuntuoso. Uno che con i soldi poteva pagarsi  ogni  capriccio. In realtà amava davvero la musica. Incontrò Wally Waller e Phil May dei Pretty Things prima a Londra, nella comune  di Westbourne Terrace, e poi a “casa” sua, a  Saint-Tropez. Un milionario in un posto da hippie, quattro sballatoni londinesi in una proprietà super-elegante. Lo Zeitgeist dei mitici sixties al suo meglio, come si diceva.

I Pretty Things nel 1969

I Pretty Things avevano appena pubblicato l’opera rock (la prima?) S.F. Sorrow. L’album  non stava vendendo troppo bene e la band si trovava in un momento di impasse commerciale e promozionale. C’era però  un sacco di materiale pronto che venne  inciso, in uno studio londinese, con Debarge come cantante.

L’idea dell’album appassì insieme alle foglie di quella tarda estate. Forse Debarge perse interesse per la cosa. Di sicuro i Pretty Things iniziarono a lavorare all’album Parachute.

Le registrazioni tornano alla luce

Esisteva però un acetato delle registrazioni che per strane vie arrivò in Finlandia al signor Jorma Saarikangas. Nel 2007 il nobile Jorma decise di far conoscere al mondo quelle canzoni  e contattò Mike Stax della rivista Ugly Things. Questi lavorò sull’acetato (non in buone condizioni) insieme a Wally Waller ricavandone infine l’album intitolato The Pretty Things Philippe Debarge (Ugly Things, 2009).

Philippe Debarge with The Pretty Things - Rock St. Trop recensione

A fine 2017 la ristampa Madfish cambia le carte – e le immagini – in tavola. Intanto viene rovesciata la titolarità del lavoro, trasformata in Philippe Debarge with The Pretty Things. E poi appare per la prima volta il titolo Rock St. Trop. Inoltre Wally Waller riprende in mano l’acetato e lo ripulisce ulteriormente.

Una copertina emblematica

A cambiare è anche  la copertina. L’edizione 2009 sfoggiava una tipica immagine psichedelica in cui  Debarge era assente. La nuova ristampa propone una fascia superiore con i volti di May e Waller e un’immagine principale nella quale il nostro musico-milionario suona la chitarra in spiaggia insieme a Johnny Hallyday. Davanti a loro, seduta sulla sabbia,  Brigitte Bardot sorride verso l’obbiettivo. Che la foto risalga al 1967, anziché al 1969, e abbia connotati più beat che psych è indubbio. Tuttavia è perfetta, ancora una volta, per lo Zeitgeist, il quale, come noto, non si cura di un paio d’anni in più o in meno.

E la musica? La musica è bella e non sfigura a confronto con la leggenda che le sta intorno. I pezzi sono tutti firmati May/Waller e i Pretty Things ( da cui è appena uscito, Dick Taylor) suonano diversi  da come erano stati in S.F. Sorrow. E anche da come saranno in Parachute.

Rock St. Trop è un disco in cui la psichedelia figura in modo piuttosto parco  e in cui diversi pezzi  nascono sulla chitarra acustica. Ogni tanto il suono fa pensare ai Tyrannosaurus Rex, ogni tanto ai Kinks di Arthur, ogni tanto si vena di rock-blues. La qualità della scrittura è quasi sempre piuttosto buona. Canzoni quali Alexander, Send You With Loving, Peace, Eagle’s Son  vanno considerate come momenti alti nel repertorio della formazione, a prescindere dalla presenza dell’esotico cantante venuto dal Mediterraneo.

Quanto a Debarge, fa una figura più che onesta. Intanto sfoggia un inglese pressoché ineccepibile, poi si dimostra duttile cavandosela bene sia nelle ballate sia nei momenti più rock. Il timbro non è troppo riconoscibile, eppure qua e là si capisce che, si fosse dedicato al mestiere di rocker a tempo pieno, il bel Philippe avrebbe potuto migliorare parecchio.

La fine dei ’60, la fine dei sogni

L’ultimo pezzo dell’edizione in vinile s’intitola All Gone Now e suona profetico. C’era stato da poco Woodstock, a breve sarebbe arrivato  Altamont con il suo carico di violenza. Anche la mancata uscita di questa canzoni indica l’evaporare dello Zeitgeist. Nei ’70 lo spirito dei tempi sarebbe stato diverso.

Poscritto: Nel 1975 Philippe Debarge inciderà un album a nome Il Biarritz, cantato in francese e dai toni piuttosto rock. Accanto a lui,  ancora una volta, Phil May e Wally Waller. Morirà nel 1999, a 59 anni. Di lui si sa poco altro.

Philippe Debarge with The Pretty Things - Rock St. Trop
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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