Pivio - Mute
Espleta - 2019

Recensione: Pivio – Mute

Mute, ovvero Pivio e i 10 comandamenti.

Pivio - Mute

Espleta – 2019

…e bravo Pivio, non gli bastava essere insieme al conterraneo e sodale musicale Aldo De Scalzi, autore di una pletora di colonne sonore (siamo più o meno sulle 150 tra cinema e televisione…), perlopiù premiate e gran compendio di musiche di mondi possibili, visto l’alto contenuto polietnico che, partito dalla soundtrack de Il Bagno Turco si è spinto sino ad Ammore e Malavita dei Manetti Bros.

E non gli bastò neppure, nei radianti anni ’80, insieme alla primordiale band Scortilla, gloria autoctona made in Genoa, che regalò però alle platee nazionali l’hit Fahrenheit 451 salvo poi disbandarsi poco pria di chissà quale grande salto.

Un ritorno necessario per Pivio

L’anima di Pivio è però solidamente contemporanea, a tratti bifronte, retrò e avant garde. C’è, inutile dirlo, uno sguardo al passato, soprattutto in una forma esteriormente estetica del personaggio (mai visto con un paio di pantaloni a tubo, da che lo ricordi) che si riflette nelle sue madeleine sonore, ma sempre con uno sguardo ultimo rivolto verso il suon dell’avvenir.

E in un momento dove tutto è strepitio sonoro e scritto, dove l’insulto e la supremazia rivestono nuove forme di condotta persino inaspettate, dove la tracotanza e protervia sono nuovi dettami di vita, Pivio se ne esce con un disco intitolato Mute (lo si legga in inglese, per carità) e che invece di cose ne dice assai.

Mute riscrive il decalogo

Mute è infatti personalissima riscrittura del ben noto biblico decalogo e la declinazione dei cosiddetti comandamenti (termine che oggi ci insinuano con ben altri scopi), ne fa interessante pamphlet letterariamente contemporaneo dove la checklist divina trova domande e risposte, tentazioni, pentimenti, seduzione e, forse perdono, dettati questa volta da un Essere Superiore molto più terreno… e si pone pure qualche dubbio sulle nostre origini più celestiali che divine…

Pivio e le ombre del passato

Interessante poi che si serva della Night Shift da Juju di Siouxsie and The Banshees per il comandamento genitoriale e sul non commettere omicidio, qui pervasivi e provocanti, visto che la queen of goth, a sua volta riscriveva quanto già Jim Morrison espresse in The End riguardo il trattamento da riservare a mamma e papà…

 

La musica. Ecco, l’emancipazione dalla premiata ditta sta qui. Generazionalmente ognuno troverà i propri riferimenti. Dai Depeche Mode all’ultimo Gary Numan, ma anche Fischerspooner e Trent Reznor. Ma la grammatica musicale di Pivio, forte ed esperienziata, gelidamente speziata, si materializza tra un club dove hanno appena suonato i Gaznevada e dove stanno arrivando i prossimi epigoni degli Underworld. Probabilmente provenienti da neopulpiti dove ancora e per tanto si venererà il Thin White Duke.

Mute, oltre l’elettronica

Non solo electronica però, ma anche molte chitarre trattate (male, dirà qualcuno, ma ci piacciono proprio per quello). E persino un quartetto d’archi molto inti/mistico e forse foriero di nuove direzioni, unico contributo sonoro non made in Pivio visto che suona tutto lui… Chiude il lavoro la strumentale Mute, invito e preghiera laicamente silenziosa e priva della voce umana, che esorta ieraticamente, come tanti oggi desideriamo, ad una nuova forma di silenzio necessario. Wham bam thank you Pivio.

Pivio - Mute
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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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