Priests – The Seduction Of Kansas
Sister Polygon – 2019

Recensione: Priests – The Seduction Of Kansas

Priests: un nuovo corso già al secondo album.

Priests – The Seduction Of Kansas

Sister Polygon – 2019

The Seduction Of Kansas, il titolo del nuovo lavoro degli americani Priests, prende liberamente spunto dal libro del giornalista Thomas Frank: What’s The Matter With Kansas. Il testo analizza la deriva conservatrice americana da prima dell’elezione di Trump. I Priests continuano il discorso politico iniziato due anni fa con Nothing Feels Natural, nonostante le vicissitudini che hanno animato la giovane band nell’ultimo anno. Il quartetto diventa un trio dopo l’abbandono del bassista Taylor Mulitz, e il nuovo lavoro porta con sé un forte cambiamento che divide i fan. L’etica DIY, manifesto del gruppo, è rimasta intatta, ma mentre Nothing Feels Natural era un ottimo disco post-punk duro e puro al punto da esaltare una nicchia di pubblico entusiasta del “capolavoro”, The Seduction Of Kansas guarda già in un’altra direzione.

The Seduction Of Kansas: più Blondie e meno Angelic Upstarts

Rimasti in tre i nostri si rivolgono niente meno che a John Congleton, produttore conosciuto per aver lavorato con artisti d’eccellenza, St. Vincent e Blondie per fare due nomi. Il risultato è un disco decisamente diverso dall’album d’esordio, ma con quel quid in più che lo rende maggiormente al passo coi tempi. Se Nothing Feels Natural soffriva di un eccesso nostalgico per il punk delle origini, nel nuovo lavoro dei Priests si intravede un orizzonte più ampio e un’apertura al mainstream che rende il tutto godibile anche a un pubblico più eterogeneo.

 

Chi scrive, quindi, si colloca in una posizione opposta ai detrattori delusi dalla “deriva glam” di una next big thing che si voleva mantenere in una ruvida nicchia dal sapore vintage. The Seduction Of Kansas è un disco fresco, tirato al punto giusto e ben costruito e i Priests hanno il pregio di concentrare egregiamente in un album un ottimo riassunto di quanto il rock ha prodotto negli ultimi decenni.

Le nuove canzoni e l’ammiccamento al pop

La strizzata d’occhio al pop, attenzione, è solo un pallido ammiccamento utile ad addolcire gli impulsi iniziali. Tra le dodici nuove tracce si respira comunque un’aggressività che caratterizza una band che problematizza le bassezze del genere umano contemporaneo e critica duramente gli aspetti deprecabili della società americana nell’era di Trump. Ed ecco che tra la figura assassina di I’m Clean e le armi di seduzione di massa della Title Track, troviamo altri brani particolarmente azzeccati. Sulle note di  Good Time Charlie, Jesus’ Son e 68 Screen  si può riflettere e danzare allo stesso tempo. The Seduction Of Kansas porge una visione catastrofista addolcita da atmosfere che trasudano vitalità e voglia di resistere.

Priests – The Seduction Of Kansas
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Mauro Carosio

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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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