Protomartyr - Consolation E.P. | Recensione
Domino - 2017

Recensione: Protomartyr – Consolation E.P.

I Protomartyr e 14 minuti di musica portentosa e possente.

Protomartyr - Consolation E.P. | Recensione

Domino – 2017

Musica come boxe – un certo tipo di boxe – è quella dei Protomartyr. Spietata, selvaggia ma con discernimento. Il referente pugilistico potrebbe essere Carlos Monzón. Tuttavia Consolation Ep aggiunge all’insieme tocchi che potremmo definire lirici e a connotati sempre più nitidamente politici. Come se la band di Detroit stesse andando verso Mohammed Ali.

Dopo il poderoso Relatives In Descent, nei Top Ten del 2017 per Tomtomrock, queste quattro canzoni confermano i Protomartyr quale gruppo necessario nei mala tempora attuali. Anziché semplicemente lamentarsene  li aggrediscono.  Con le parole e la voce di Joe Casey (un nome da pugile, volendo), gli hook chitarristici di Greg Ahee, la ritmica furiosa di Alex Leonard e Scott Davidson.

Le canzoni di Consolation E.P.

L’iniziale Wait ha un’andatura marziale che sfocia in qualcosa di simile a un ritornello ed è una sorta di chiamata al proscenio dei massicci numi tutelari del quartetto: Stooges, MC5, Fall, Pop Group.  Un verso fotografa l’attualità in modo terrificante: “T-shirt spiritose macchiate di sangue”.


Same Face In A Different Mirror propone un quadro ancora una volta disperato, salvo trovare un freno alla discesa nel disastro in un sentimento che ai Protomartyr parrebbe estraneo, l’amore. Che probabilmente sarà infelice ma pazienza.

Wheel Of Fortune introduce la guest star del disco, Kelley Deal, icona dell’alt-rock americano. Mentre Casey illustra il lato scuro della realtà americana, la ruota della fortuna che per certe persone e certi luoghi gira sempre nel verso sbagliato, il controcanto sinuoso di Deal sembra lo sguardo dall’alto di una divinità indifferente al disastro a cui assiste. “La pulce, la pozza fetida, il buco nero, il buco di culo, Quello che pensa di pensare di conoscere tutte le risposte. La collera in vendita ed è sempre Natale. Io decido chi vive e chi muore. “

 

Dopo tre brani tanto possenti, la conclusiva You Always Win risulta di primo acchito meno emozionante. In realtà è l’indicazione di un nuovo colore nella tavolozza dei Protomartyr. Un colore meno primario, più sfumato. Anziché declamare, Casey stavolta quasi canta e non se la cava male. Forse si rivolge a una compagna (c’è sempre la seconda voce di Kelley Deal), forse alla società tutta.”Mente sana oppure corpo sano. Avere entrambi sembra una concessione eccessiva. Dici che le persone normali vivono così. Lo imparano già da piccoli. Sembra tutto così strano. Hai vinto di nuovo”. Un testo in apparenza rassegnato che suona anche come un’accettazione, senza sensi di colpa, della propria socialità diversa. D’altronde il disco s’intitola Consolation.

Il rock d’opposizione dei Protomartyr

Esisteva un tempo un’associazione di musicisti che si chiamava Rock In Opposition. Ecco, rock d’opposizione potrebbe essere un altro modo di descrivere i Protomartyr. Specie per noi che viviamo in un paese dove l’opposizione (al disastro, al degrado, all’orrore) non esiste più.

Protomartyr - Consolation E.P.
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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